Putin tende una mano all'Europa, mentre gli Stati Uniti di Trump vengono accusati di azioni unilaterali

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   In un discorso che, per toni e contesto, si è distinto dalla consueta retorica, il presidente russo Vladimir Putin ha delineato una posizione che appare come un tentativo di riavvicinamento politico-diplomatico verso il Vecchio Continente. Parlando in occasione della cerimonia per la presentazione delle credenziali di numerosi ambasciatori, tra i quali quelli di importanti nazioni europee, Putin ha voluto sottolineare la profondità dei legami storici e culturali che uniscono la Russia a paesi come l'Italia, la Francia e l'Austria. «Le nostre relazioni», ha affermato con un linguaggio calibrato, «hanno profonde radici storiche e sono ricche di esempi di partnership reciprocamente vantaggiose». Una premessa che, se da un lato riconosce un patrimonio condiviso, dall'altro lascia trasparire una critica implicita allo stato attuale di quei rapporti, ormai logorati dalle conseguenze del conflitto in Ucraina e dalle successive sanzioni.

La critica velata ma netta alla politica estera americana

Il quadro internazionale, secondo l'analisi del leader del Cremlino, sta vivendo una fase di netta degradazione, nella quale gli spazi per il dialogo si stanno restringendo a vista d'occhio. Senza mai nominare direttamente gli Stati Uniti, Putin ha lanciato un'accusa precisa, indicando in «azioni unilaterali e molto pericolose» la principale causa di questa deriva. Il monito è stato chiaro: al posto di un confronto paritario tra stati sovrani, si sta imponendo il «monologo da parte di coloro che, con il diritto della forza, considerano accettabile dettare agli altri la loro volontà». Questa affermazione, che risuona come un'esplicita condanna dell'unilateralismo, si inserisce in un momento particolarmente delicato, mentre l'amministrazione del presidente Donald Trump persegue una politica estera assertiva su diversi teatri, dal Venezuela all'Iran, senza dimenticare le recenti tensioni riguardanti la Groenlandia.

L'apertura di Mosca verso una cooperazione senza precondizioni

È in questo contesto che giunge la dichiarazione più significativa del discorso, ovvero la disponibilità di Mosca a «ripristinare le relazioni con i Paesi europei», dichiarandosi «aperta alla cooperazione con tutti i Paesi senza eccezioni». Un messaggio che, letto in controluce, sembra voler capitalizzare le recenti dichiarazioni dello stesso Trump, il quale ha di nuovo puntato il ditto contro Volodymyr Zelensky, suggerendo che sia il presidente ucraino a ostacolare i negoziati di pace. La mossa di Putin appare quindi strategica: mentre l'alleato transatlantico appare diviso al suo interno e il presidente americano prende le distanze da Kiev, la Russia offre sé stessa come interlocutore disponibile per l'Europa, proponendo di bypassare le attuali frizioni in nome di una presunta razionalità geopolitica e di un ritorno a una cooperazione pragmatica.

Il richiamo al diritto internazionale e la realtà di un confronto ancora aspro

Non è mancato, infine, il formale richiamo al rispetto del diritto internazionale, presentato come baluardo indispensabile contro la legge del più forte. Putin ha esortato la comunità mondiale a esigere tale rispetto, collocando la Russia dalla parte di chi difende un ordine basato sulle regole. Tuttavia, questa posizione si scontra con la percezione diffusa in molte capitali occidentali, che vedono proprio nelle azioni russe, a cominciare dall'invasione dell'Ucraina, una violazione palese di quelle norme. L'apparente contraddizione tra le parole pronunciate nella sala del Cremlino e gli eventi sul campo rimane l'elemento più difficile da sciogliere, lasciando intendere che la strada per un vero disgelo sia ancora lunga e irta di ostacoli, nonostante la nuova retorica conciliante.

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