Baiardo a processo per calunnia su Giletti: negò l’esistenza della foto con Berlusconi e il boss

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il Tribunale di Firenze ha disposto il rinvio a giudizio di Salvatore Baiardo, uomo noto per i suoi legami, più volte evidenziati dalle indagini, con i fratelli Graviano. La decisione del gup, che fissa per l'11 febbraio 2026 la prima udienza dinanzi alla seconda sezione penale, segue le indagini della Direzione distrettuale antimafia fiorentina e riguarda, in particolare, una vicenda che affonda le radici in un episodio del passato. Baiardo, originario di Omegna e noto come il gelataio, dovrà rispondere delle accuse di calunnia aggravata, rivolte contro il giornalista Massimo Giletti e l'ex sindaco Giancarlo Ricca, nonché di favoreggiamento personale con l'aggravante dell'agevolazione mafiosa, per fatti circoscritti all'anno 2023.

Il cuore dell’accusa: la negazione di un incontro controverso

Al centro del procedimento giudiziario si colloca una specifica dichiarazione, rilasciata da Baiardo, con la quale avrebbe categoricamente smentito un episodio raccontato dal conduttore televisivo. Secondo la ricostruzione dell'accusa, infatti, Baiardo avrebbe negato di aver mai mostrato a Giletti una certa fotografia, risalente agli anni Novanta, che ritrarrebbe alcune figure di notevole rilievo. In quella foto, stando a quanto non confermato dall'imputato, comparirebbero l'ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il boss mafioso Leoluca Graviano e un generale dell'Arma dei Carabinieri. Affermando che il giornalista avesse inventato di sana pianta il racconto di quel confronto, Baiardo avrebbe quindi, di fatto, accusato Giletti di aver diffuso una falsità, gettando su di lui un'ombra di discredito professionale.

Il contesto investigativo e il reato di favoreggiamento

La vicenda processuale, che si dipanerà nel capoluogo toscano, non si esaurisce tuttavia nel solo capitolo della calunnia. All'imputato viene contestato anche il reato di favoreggiamento, ascritto con la pesante aggravante dell’agevolazione mafiosa. Questa parte dell'impianto accusatorio, che la magistratura ha circoscritto temporalmente al 2023, si inserisce in un più ampio filone d’inchiesta portato avanti dalla Dda di Firenze. Gli investigatori, da tempo, stanno cercando di far luce sui cosiddetti mandanti occulti delle stragi di mafia degli anni Novanta, un puzzle investigativo nel quale la figura di Baiardo, considerato un fiancheggiatore del clan dei Graviano, è più volte emersa. Il procedimento si concentra su condotte specifiche di quell'anno, distinte dalla contesa con il giornalista, che se provate comporrebbero un aiuto concreto alla cosca.

Le tappe del futuro dibattimento

L'aula del tribunale fiorentino, a partire dalla data fissata, sarà dunque teatro di un dibattimento che attirerà l'attenzione degli osservatori, poiché tocca temi sensibili che intrecciano informazione, storia criminale e vicende istituzionali. Sarà compito del collegio giudicante, chiamato a valutare le prove e gli argomenti della difesa, accertare la veridicità delle contestazioni. Dovrà stabilire, in altre parole, se le dichiarazioni di Baiardo costituirono una deliberata menzogna per danneggiare Giletti e Ricca, e se, in un contesto separato, le sue azioni abbiano effettivamente agevolato, in quel determinato periodo, l'organizzazione mafiosa di riferimento. L’esito del processo, che si annuncia complesso, sarà seguito con interesse per le sue molteplici implicazioni.

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