Pixel 11 e il compromesso necessario: meno ram, niente face id e un “pixel glow” per distinguersi
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Tra le pieghe di un leak dettagliato, emerso grazie alle consuete soffiate di MysticLeaks e ripreso da Android Headlines, la prossima generazione di smartphone Google, la serie Pixel 11, comincia a mostrare il suo vero volto. E lo fa, come spesso accade in questa fase dell’anno, con un corredo tecnico che mescola ambizioni e rinunce. Due, in particolare, i dettagli che saltano all’occhio: da un lato un quantitativo di memoria ram in netto arretramento rispetto al predecessore Pixel 10 – una scelta, quest’ultima, dettata dalla persistente carenza di componenti sul mercato – e dall’altro il probabile abbandono della tanto attesa tecnologia di riconoscimento biometrico del volo in stile “Face ID”, che non troverà posto né nel modello base né nelle varianti Pro.
Memoria ridotta, un passo indietro giustificato dalla crisi dei chip
La dotazione di ram rappresenta forse il dato più controintuitivo per chi segue abitualmente l’evoluzione dei top di gamma. Secondo le specifiche trapelate, il Pixel 11 di partenza si fermerebbe a 8 GB, laddove l’attuale Pixel 10 ne offre 12. Una diminuzione secca, certo, ma che non riguarda soltanto l’entry level della serie. Anche per i modelli più performanti – Pixel 11 Pro, Pro XL e Pro Fold – Google starebbe valutando una riconfigurazione al ribasso: si parla di 12 GB invece dei 16 GB che equipaggiano ciascun corrispondente modello attuale. Una sola, eventuale, eccezione: una seconda configurazione per i Pro potrebbe comunque attestarsi sui 12 GB, senza però raggiungere la soglia precedente. Insomma, la carenza di memoria non è più un’emergenza settoriale, ma un vincolo di progettazione che persiste e che Mountain View ha scelto di non aggirare.
Niente sblocco facciale tridimensionale, la biometrica resta indietro
L’altra rinuncia, forse più significativa sul piano dell’esperienza utente, riguarda il sistema di autenticazione. Nei circoli degli appassionati e tra gli addetti ai lavori, si era diffusa l’aspettativa di vedere finalmente su Pixel una soluzione paragonabile al Face ID di Apple, basata su sensori di profondità e mappatura tridimensionale del volto. Ebbene, il nuovo leak spegne ogni entusiasmo: nessuna traccia di quella tecnologia sui prossimi terminali. Una scelta che potrebbe apparire conservativa, ma che allinea Google a una strategia già vista altrove: concentrare le risorse altrove, magari nel comparto fotografico, piuttosto che inseguire funzionalità complesse e costose in un contesto di fornitura incerta di componenti avanzati.
Pixel Glow, fotocamere e una gpu meno recente: il resto del pacchetto
Non tutto, però, è arretramento. Il chip proprietario Tensor arriva alla sesta generazione, promettendo una potenza di calcolo superiore, ma la GPU che lo accompagna sarebbe, paradossalmente, un modello meno recente rispetto a quanto ci si aspetterebbe. Un compromesso, questo, che lascia intendere una priorità chiara: l’elaborazione delle immagini e dell’intelligenza artificiale, più che la pura potenza grafica per i videogiochi. Sul fronte fotografico, infatti, i leak parlano di nuovi sensori e di miglioramenti mirati a ottenere scatti ancora più definiti, in particolare in condizioni di scarsa luminosità. Accanto a queste novità, fa capolino anche un dettaglio estetico e funzionale: il cosiddetto “Pixel Glow”, un sistema di Led luminosi posizionati sul retro del dispositivo, che richiama alla mente le vecchie notifiche luminose di alcuni smartphone di un decennio fa. Un vezzo retrò, insomma, che potrebbe diventare il tratto distintivo di questa generazione, insieme a un design che – a quanto si apprende – riprenderà fedelmente quello del predecessore, senza stravolgimenti.
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