«Famiglia nel bosco», il progetto della nuova casa e l’allarme dei periti: “Bambini a rischio trauma”
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Redazione Interno
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A Palmoli, nel cuore dell’entroterra abruzzese, il cantiere ideale per il ricongiungimento della cosiddetta “famiglia nel bosco” prende forma attraverso la matita dell’architetto Maria Mascarucci. È stata mostrata in anteprima la planimetria del nuovo edificio che sorgerà dove sorgeva il vecchio casolare in contrada Mondola, un intervento di ristrutturazione e ampliamento che mira a risolvere le criticità segnalate dai servizi sociali e che avevano portato, nei mesi scorsi, all’allontanamento dei tre minori. La professionista, che vanta competenze specifiche in bioarchitettura, ha spiegato come l’obiettivo sia quello di realizzare una struttura che non snaturi lo stile di vita di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, cercando di coniugare la conformità normativa – dalla staticità dell’immobile all’installazione di servizi igienici interni – con la filosofia “off-grid” che la coppia anglo-australiana ha sempre rivendicato. Si tratta, in sostanza, di un tentativo di trasformare un rudere ritenuto “fatiscente” dagli inquirenti in uno spazio sicuro e salubre, senza però rinunciare all’estetica rurale e ai materiali naturali come il cocciopesto e la paglia, una sfida tecnica che l’architetto ha raccolto a titolo gratuito.
L’allarme degli specialisti e il “fattore di rischio”
Mentre si attendono i tempi della burocrazia per i lavori, il fronte giudiziario e psicologico si fa sempre più intenso. È stata infatti depositata al Tribunale per i minorenni dell’Aquila una relazione tecnica firmata dallo psichiatra Tonino Cantelmi e dalla psicologa Martina Aiello, consulenti di parte della famiglia, che dipinge uno scenario clinico preoccupante. Nel documento, gli specialisti lanciano un allarme chiaro e circostanziato: il protrarsi della lontananza dalla madre, unito alle attuali modalità di incontro (spesso limitate a videochiamate), rischia di mantenere attiva la “risposta traumatica” nei minori. Per i consulenti, l’assenza di un contesto familiare stabile e la separazione prolungata dal nucleo originario “configurano un fattore di rischio clinicamente rilevante”, tale da poter generare ulteriori e documentabili danni alla salute mentale dei bambini. La perizia sottolinea, inoltre, come non siano emerse condotte pregiudizievoli in capo ai genitori – come abusi o maltrattamenti – e che pertanto l’attuale stato di sospensione della responsabilità genitoriale si traduce in una sofferenza aggiuntiva, rendendo urgente un ripensamento radicale delle misure in atto.
Critiche agli incontri e le richieste al tribunale
Non solo il distacco, ma la stessa qualità delle relazioni assistite viene messa sotto accusa dai due esperti. Secondo Cantelmi e Aiello, gli incontri – sia quelli virtuali che quelli rari in presenza – vengono condotti in setting inadeguati, che non garantiscono la necessaria sicurezza emotiva per i piccoli. Si legge nel parere che le modalità operative attuali, lungi dal rappresentare un contenimento, rischiano di esporre i minori a un “carico emotivo non sostenibile”, riattivando i vissuti traumatici legati al momento del prelievo forzato dalla casa familiare. Per questo motivo, i consulenti hanno raccomandato al giudice un intervento tempestivo e “improcrastinabile”: la richiesta formale è quella del ripristino immediato del nucleo familiare. Una tesi, questa, che sembra trovare consonanza anche nelle valutazioni degli psicologi della Asl di competenza, i quali avrebbero evidenziato come, nell’interesse dei minori, la riunificazione sia la strada prioritaria da percorrere, tanto che i legali della coppia, Marco Femminella e Danila Solinas, hanno già depositato un reclamo in Corte d’Appello.
L’attesa per la pronuncia e l’ipotesi risarcitoria
L’attenzione è ora concentrata sulla scadenza del 21 aprile, data in cui la Corte d’Appello dell’Aquila è chiamata a esprimersi sul reclamo presentato dalla difesa. In attesa di questo verdetto che potrebbe ridisegnare le sorti della custodia dei minori – attualmente collocati in una casa famiglia a Vasto – i legali non escludono di muoversi anche su un altro fronte. Fonti vicine al dossier rivelano che la famiglia Trevallion sta valutando l’opportunità di adire il tribunale ordinario per chiedere un risarcimento dei danni. L’eventuale azione legale si fonderebbe proprio sugli “effetti traumatici” certificati dalle perizie di parte, sostenendo che la separazione e il successivo collocamento in struttura protetta abbiano causato un pregiudizio psicologico ai bambini. Un paradosso giudiziario, questo, che si consuma mentre il progetto della nuova casa nel bosco – quella che dovrebbe accogliere la riunione della famiglia – aspetta solo di passare dalla carta alla realtà, trasformando un simbolo di conflitto in un luogo di possibile guarigione.




