Cyclospora, epidemia negli Usa: oltre 5mila casi sospetti. Cosa è e perché frutta e insalate sono nel mirino
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Redazione Salute
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Negli Stati Uniti è scattata una seria allerta sanitaria a causa di un'improvvisa e significativa impennata di casi di ciclosporiasi, un'infezione intestinale provocata dal parassita microscopico Cyclospora cayetanensis. L'epidemia, che secondo i dati diffusi dai Centers for Disease Control and Prevention (CDC), ha già ampiamente superato la soglia dei tremila contagi a livello nazionale, con oltre 5.
100 casi sospetti in attesa di conferma, si sta concentrando con particolare virulenza in diversi stati e sta spingendo le autorità a una complessa indagine per individuare con precisione l'origine della contaminazione.
Cosa sta succedendo negli Stati Uniti?
Secondo l'ultimo aggiornamento del CDC, al 14 luglio 2026, i casi confermati in laboratorio di ciclosporiasi contratta all'interno del paese ammontano a 1.645, ma l'agenzia ha reso noto di essere a conoscenza di oltre 5.100 casi aggiuntivi che richiedono ulteriori analisi per essere ufficialmente confermati. Questi numeri rappresentano un aumento drammatico rispetto allo stesso periodo del 2025, quando i casi riportati erano solo 249. Le segnalazioni provengono da 34 stati e i pazienti hanno un'età compresa tra i 2 e i 95 anni.
L'impatto dell'epidemia è significativo anche in termini di ospedalizzazioni, con 141 persone ricoverate su un totale di 1.645 casi confermati, pari a circa il 9%. Un dato che evidenzia la severità dell'infezione, sebbene non siano stati segnalati decessi. Il Michigan si conferma come lo stato più colpito, con oltre 3.300 casi segnalati dalle autorità sanitarie locali. Anche altri stati come Ohio, New York e Illinois stanno registrando un numero elevato di contagi.
Quali sono i sintomi e come si trasmette?
La ciclosporiasi è una malattia gastrointestinale causata dal parassita Cyclospora cayetanensis, che si contrae attraverso l'ingestione di cibo o acqua contaminati dalle oocisti del parassita. Un aspetto fondamentale è che la trasmissione da persona a persona è considerata improbabile, poiché le oocisti espulse con le feci non sono immediatamente infettive e necessitano di un periodo di maturazione nell'ambiente.
I sintomi più comuni includono una diarrea acquosa e profusa, che può essere accompagnata da perdita di appetito, crampi addominali, gonfiore, nausea e affaticamento. Il periodo di incubazione è in media di circa una settimana, ma può variare da 2 a 14 giorni dopo l'esposizione. Senza un trattamento adeguato, i sintomi possono persistere per settimane o addirittura mesi, con un decorso altalenante che alterna fasi di miglioramento a ricadute.
L'infezione è particolarmente pericolosa per bambini piccoli, anziani e persone con un sistema immunitario compromesso. La terapia di riferimento è un ciclo di 7-10 giorni di un antibiotico specifico.
Frutta e verdura nel mirino delle indagini
La difficile indagine epidemiologica, condotta dai CDC in collaborazione con la Food and Drug Administration (FDA) e i dipartimenti sanitari statali, si sta concentrando sulla catena alimentare per individuare il veicolo di contaminazione. Le autorità sanitarie del Michigan hanno comunicato che le prime informazioni raccolte, attraverso oltre un migliaio di interviste ai pazienti, indicano l'insalata e le verdure a foglia verde come un possibile comune denominatore.
Tuttavia, come sottolineato dalla dottoressa Natasha Bagdasarian, responsabile medico del Michigan, non è stato ancora possibile identificare un tipo specifico di prodotto, un produttore o un fornitore, e altri alimenti non possono essere esclusi. La FDA ha avviato indagini di tracciabilità su diversi prodotti, tra cui cipolle bianche e verdi, cetrioli e coriandolo.
Le difficoltà investigative sono notevoli a causa dei lunghi tempi di incubazione del parassita, che rendono complicato per i pazienti ricordare cosa hanno mangiato settimane prima, e della complessità dei sistemi di distribuzione alimentare.
Cosa sappiamo dell'Italia e del rischio nel nostro paese
Sebbene l'Europa non sia considerata una zona endemica per la ciclosporiasi, il parassita rappresenta una preoccupazione emergente. Una recente revisione scientifica ha documentato la presenza del Cyclospora cayetanensis in almeno 16 paesi europei, con casi segnalati anche tra persone senza storia di viaggi recenti in aree endemiche, suggerendo una possibile origine legata a prodotti alimentari importati contaminati.
In Italia, è stato recentemente descritto il primo caso di infezione a trasmissione locale confermato con tecniche molecolari, avvenuto nel 2025 in una donna di 86 anni senza storia di viaggi. L'analisi filogenetica ha mostrato che il ceppo isolato appartiene a un gruppo associato a focolai nordamericani, il che supporta l'ipotesi di un'origine alimentare importata.
Questo caso clinico, pubblicato sulla rivista scientifica IDCases, sottolinea come la ciclosporiasi possa manifestarsi anche in Italia e come una diagnosi tempestiva sia fondamentale, soprattutto in pazienti fragili. Come spiegato da esperti, il rischio di un'epidemia su larga scala nel nostro paese, paragonabile a quella statunitense, è probabilmente inferiore a causa delle diverse condizioni climatiche, ma è destinato ad aumentare con il riscaldamento globale e l'intensificarsi del commercio di prodotti ortofrutticoli.




