Brasile, Lula e Flávio Bolsonaro cercano il voto evangelico

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il voto evangelico in Brasile è al centro della corsa tra Luiz Inácio Lula da Silva e Flávio Bolsonaro, che il 25 ottobre si affrontano al ballottaggio davanti a oltre 158 milioni di elettori chiamati a scegliere il capo dello Stato per i prossimi quattro anni. A Rio de Janeiro, alle sette di sera, le luci delle chiese evangeliche si accendono prima di quelle dei negozi: dentro le panche sono piene, la musica sale e c'è chi piange, chi canta, chi prega.

Dalle favelas di San Paolo ai villaggi del Nordest

La stessa scena si ripete in migliaia di quartieri, dalle favelas di San Paolo ai villaggi del Nordest, ed è in questi luoghi di aggregazione quotidiana che i due schieramenti cercano consenso. Da una parte c'è Lula, presidente uscente e sfidante di sinistra; dall'altra Flávio Bolsonaro, candidato della destra e figlio dell'ex presidente Jair Bolsonaro, che con l'elettorato evangelico aveva costruito buona parte del proprio seguito.

Il duello su Rede Globo e il caso delle nove dita

L'ultimo faccia a faccia televisivo, andato in onda venerdì sera su Rede Globo a due giorni dal voto, si è chiuso sostanzialmente alla pari. A far discutere è stata la battuta di Flávio Bolsonaro, secondo cui l'avversario «dà con una mano e toglie con le nove dita». Il riferimento è al mignolo della mano sinistra che Lula perse a 17 anni, sotto una pressa, durante un incidente in fabbrica. L'espressione era già stata usata dal padre Jair quattro anni fa e nel confronto è tornata più volte, con Flávio che ha chiamato Lula il suo avversario «nove dita».

Intanto la campagna si combatte soprattutto online, dove gli schieramenti si presentano come l'«Esercito di Lula» e la «Tropa del Flavio Bolsonaro». Le piattaforme digitali, con il peso delle grandi aziende tecnologiche, sono state accusate di favoritismi nei confronti dell'uno o dell'altro candidato.

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