Juventus, la sconfitta al Bernabéu è un segnale che non basta

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La Juventus esce sconfitta dal Bernabéu per 1-0, in una serata che, nonostante il risultato negativo, ha mostrato un volto della squadra diverso da quello visto nelle recenti e tribolate uscite. A decidere la sfida è stato Jude Bellingham, il cui gol al cinquantottesimo minuto ha spezzato la resistenza bianconera in un match di Champions League. La squadra di Igor Tudor, seppur a testa alta, deve fare i conti con una realtà che va oltre la semplice sconfitta contro un blasone del calcio europeo; un punto di partenza, come è stato osservato, più che una svolta compiuta. L’atteggiamento tenuto in campo, infatti, ha rivelato una reattività che era mancata in precedenza, sebbene il problema del gol, un’assenza divenuta ormai cronica, permanga in tutta la sua evidenza.

La polemica arbitrale e le occasioni mancate

Accanto all’analisi di merito, si è acceso il dibattito su una decisione arbitrale giudicata da molti come troppo clemente, con un’azione che avrebbe potuto cambiare gli equilibri in campo se fosse stato assegnato un cartellino rosso. La Juventus, che pure ha tenuto testa ai padroni di casa per lunghi tratti, esce dalla partita con la consapevolezza di aver creato occasioni pericolose, alcune delle quali davvero imperdonabili da non aver sfruttato. Dusan Vlahovic e Lois Openda, in particolare, hanno fallito le opportunità più ghiotte per modificare il punteggio, lasciando sul campo quella concretezza che invece è stata decisiva per gli avversari.

Di Gregorio, il faro in una notte di buio offensivo

Se la squadra nel suo complesso ha dimostrato carattere, a brillare in modo particolare è stata la prestazione di Michele Di Gregorio. Il portiere, con una serie di interventi di alto livello – tra i quali spicca una parata su Kylian Mbappé – ha di fatto tenuto in gara i suoi, compensando con le sue sicurezze le carenze del reparto avanzato. “Le sconfitte fanno sempre arrabbiare”, ha commentato a fine gara il portiere, sottolineando come quell’atteggiamento di lotta debba costituire la base da cui ripartire. Una prestazione che, in un colpo solo, ha messo in ombra anche le voci sul possibile arrivo di Mike Maignan.

L’incubo gol: un digiuno che dura da sedici anni

Il dato più allarmante, tuttavia, rimane l’incapacità di segnare, un problema che trascende la singola prestazione al Bernabéu. I bianconeri, che non segnano da tre partite consecutive e non vincono da sette, stanno vivendo una fase di stallo realizzativo che non si verificava da sedici anni. I segnali positivi raccolti a Madrid, per quanto incoraggianti, si scontrano con la cruda realtà dei numeri; un paradosso che vede una squadra in grado di competere ad alti livelli, ma poi incapace di chiudere le azioni nella maniera più elementare. La “bella figura”, insomma, serve a poco se non è accompagnata da un ritrovato fiuto per il gol.

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