Guerra in Iran, l’invio di aerei cisterna americani in Israele alimenta i timori di una nuova escalation
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
L'ombra di una significativa espansione del conflitto in corso tra Stati Uniti e Iran si allunga sempre più minacciosa sul Medio Oriente.
Mentre i raid aerei americani proseguono per la settima notte consecutiva contro obiettivi iraniani, il sito di informazione statunitense Axios ha rivelato che l'amministrazione Trump ha ufficialmente informato Israele dell'imminente invio di decine di aerei cisterna aggiuntivi nel Paese, un movimento logistico di notevole portata che lascia presagire un'ulteriore e massiccia intensificazione delle operazioni belliche.
La macchina logistica americana si prepara a una fase più ampia del conflitto
La decisione, riportata da funzionari statunitensi e israeliani, giunge in un contesto di escalation continua, con le forze di Teheran che hanno esteso le loro rappresaglie oltre i confini, colpendo basi americane e infrastrutture nei Paesi del Golfo. L'invio di questi aerei, che potrebbero essere diverse decine, non rappresenta solo un potenziamento delle capacità di rifornimento in volo per i caccia, ma viene interpretato come un chiaro segnale di una preparazione logistica su larga scala.
Secondo quanto riferito, il presidente Donald Trump, dopo aver ricevuto nuovi piani militari durante una riunione nella Situation Room della Casa Bianca, starebbe seriamente valutando l'ipotesi di lanciare un'offensiva di dimensioni ben più ampie rispetto agli attuali attacchi concentrati intorno allo Stretto di Hormuz.
Obiettivi civili nel mirino: centrali elettriche e siti nucleari
Il potenziale ampliamento del conflitto, come delineato dai media americani e israeliani, non si limiterebbe a un incremento dell'intensità dei bombardamenti, ma potrebbe estendere il raggio d'azione a obiettivi strategici fino a ora risparmiati.
Tra le opzioni sul tavolo del presidente Trump, secondo fonti citate da Axios, figurerebbero attacchi mirati contro le infrastrutture energetiche iraniane, comprese le centrali elettriche, nuovi bombardamenti contro gli impianti nucleari per interrare ancora più in profondità le scorte di uranio arricchito, e persino un raid contro il sito sotterraneo di Pickaxe Mountain, sospettato di ospitare una struttura nucleare in fase di sviluppo.
Questa ipotesi si allinea con le recenti dichiarazioni di Trump, che aveva minacciato di colpire ponti e centrali elettriche iraniane, e con gli ultimi raid che, secondo Teheran e le verifiche effettuate da BBC Verify, hanno già preso di mira infrastrutture civili come ponti, una stazione ferroviaria e un aeroporto.
L'aeroporto Ben Gurion: una base logistica sempre più congestionata
Il progressivo accumulo di aerei militari americani in Israele sta tuttavia creando non pochi problemi logistici. Attualmente, circa 33 aerei cisterna statunitensi sono già stazionati nell'affollato aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv, una presenza che sta congestionando lo spazio a disposizione e causando significativi disagi al traffico aereo civile, in un periodo particolarmente critico per le vacanze estive.
La preferenza del Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) per questa struttura, ritenuta più sicura rispetto ad altre basi aeree della regione, più vulnerabili a eventuali attacchi iraniani, ha generato tensioni anche con il governo israeliano.
La ministra dei Trasporti, Miri Regev, ha già cercato di limitare il numero di questi velivoli per arginare le interruzioni ai voli, mentre il primo ministro Benjamin Netanyahu dovrebbe avere l'ultima parola sulla gestione di questa crescente presenza militare che sta mettendo a dura prova l'infrastruttura aeroportuale del Paese.
La minaccia di un'offensiva totale e la chiusura dello Stretto di Hormuz
Sul fronte iraniano, la retorica si è fatta sempre più minacciosa. Il consigliere militare della Guida Suprema, Mohsen Rezaee, ha avvertito che se gli attacchi americani dovessero proseguire per "ancora due o tre giorni", Teheran si preparerebbe a entrare in una "fase di offensiva totale".
Un avvertimento che giunge mentre il blocco navale imposto dagli Stati Uniti e le mine navali iraniane continuano a paralizzare il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz, un'arteria vitale per il trasporto mondiale del petrolio e del gas liquefatto, e mentre le forze di Teheran intensificano le loro azioni di disturbo contro le unità navali e gli interessi americani e dei suoi alleati nella regione.




