Animali "esseri senzienti", la nuova legge che rafforza la tutela penale
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Quella approvata ieri dal Senato è, a suo modo, una piccola rivoluzione nel rapporto tra diritto e mondo animale. Un cambiamento che, seppur influenzato dall’antropocentrismo ancora dominante, segna un passo avanti nel riconoscimento giuridico della sofferenza delle altre specie. Il cosiddetto "ddl Animali", votato per alzata di mano con un consenso trasversale, non si limita a inasprire le pene – strumento spesso abusato nella retorica legislativa – ma ridefinisce la natura stessa della protezione garantita agli animali, ora considerati "esseri senzienti".
Fino a oggi, in Italia, nessuno era mai finito in carcere per maltrattamenti, nonostante la crudeltà verso gli animali fosse teoricamente punibile. Una contraddizione stridente, soprattutto se si considera che, come osservava Gandhi, il trattamento riservato agli animali è uno specchio del progresso morale di una nazione. La nuova legge, invece, introduce pene detentive fino a quattro anni per chi uccide o tortura un animale, mentre multe salate colpiranno chi li abbandona o li tiene in condizioni incompatibili con la loro natura, come i cani legati alla catena.
Fabio Fasani, professore di diritto penale all’Università di Pavia, definisce la riforma "un passo decisivo", pur criticandone l’impostazione populista, concentrata più sull’inasprimento delle sanzioni che su una tutela sistematica. "L’animale è finalmente riconosciuto come bene giuridico autonomo, non più mera proprietà del padrone", spiega. Tra le novità, anche l’introduzione di misure antimafia – segno della gravità attribuita ai reati – e una banca dati nazionale per tracciare i condannati.




