L’ex marito di Nessy Guerra arrestato in Egitto dopo le minacce al console

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Le autorità egiziane hanno tratto in arresto Tamer Hamouda, l’ex marito della cittadina italiana Nessy Guerra, bloccata ormai da mesi a Hurghada insieme alla figlia di tre anni in attesa di fare ritorno in Italia.

L’uomo – che vanta un passato da condannato definitivo in Italia per una lunga scia di reati tra cui percosse, lesioni, stalking e violazione di domicilio ai danni di una precedente compagna – si è visto notificare il provvedimento restrittivo dopo una serie di minacce rivolte al console onorario italiano nella località sul Mar Rosso, Orazio Gioacchini.

Non sono stati resi noti i capi d’accusa specifici che hanno portato alla custodia cautelare, ma risulta acclarato come l’arresto faccia seguito a una denuncia formale presentata dallo stesso diplomatico per tentata aggressione e intimidazioni gravissime, tra le quali spicca la promessa di “farlo finire su una sedia a rotelle”.

Le minacce che hanno scatenato la svolta giudiziaria

Secondo la ricostruzione fornita dalla stessa Nessy Guerra attraverso un accorato videomessaggio pubblicato sui social, Hamouda si sarebbe presentato insieme alla madre presso la struttura dove risiede il rappresentante consolare, chiedendo denaro con modalità ritenute dalla vittima estremamente violente. “Se non ci dai i soldi, ti facciamo sparare alle gambe”, sarebbe stata la frase pronunciata dall’italo-egiziano, il quale – come emerso anche in precedenti intercettazioni – avrebbe dichiarato di avere già messo in atto simili azioni in Italia.

Le tensioni nei confronti della rappresentanza diplomatica non si sono fermate al console: lo stesso Hamouda avrebbe rivolto frasi minacciose anche ad altri funzionari dell’ambasciata italiana e, stando a quanto riferito dalle cronache locali, persino alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Quest’ultima circostanza, unita alla pericolosità già acclarata del soggetto, ha spinto le forze di polizia egiziane a intervenire dopo che l’uomo, che si atteggia a profeta e sostiene di vedere angeli, era rimasto per mesi a piede libero nonostante ripetuti fermi.

Il calvario di Nessy Guerra tra adulterio e il ricatto della figlia

Mentre l’ex coniuge si trova ora in stato di detenzione, la situazione della donna rimane drammaticamente sospesa: Nessy Guerra – che ha lasciato Hamouda dopo essere stata picchiata, quando la bambina era ancora in fasce – è infatti gravata da una condanna penale a sei mesi di reclusione con lavori forzati per il reato di adulterio, un’accusa che in Italia non esiste ma che nel paese nordafricano ha avuto un peso determinante.

La legge egiziana, che subordina l’espatrio dei minori all’autorizzazione paterna, ha di fatto trasformato il visto turistico della donna in una prigione dorata: se Hamouda non concede il consenso al viaggio, la piccola non può lasciare il suolo egiziano. Per evitare l’arresto immediato – dato che la sentenza d’appello ha confermato la pena – Guerra vive barricata in una località segreta con i genitori e la figlia, temendo che da un momento all’altro le autorità possano tradurla in carcere e separarla per sempre dalla bambina.

Un passato di violenze e una strategia processuale spietata

Il profilo giudiziario di Hamouda, nato da padre egiziano e madre italiana ma sempre vissuto nel Belpaese fino alla vigilia della sentenza che lo ha inchiodato alle sue responsabilità, delinea quella di un soggetto sorretto da una strategia spietata. In Italia le sue vittime sono state principalmente le ex partner, come dimostra la condanna definitiva per atti persecutori e truffa.

Trasferitosi in Egitto, ha utilizzato a suo vantaggio le norme locali per sottoporre l’ex moglie a quella che i suoi legali hanno definito una persecuzione legale parallela: oltre alla denuncia per adulterio – sostenuta da un falso testimone poi ritrattosi – ha intasato i tribunali per ottenere l’affidamento esclusivo della figlia, arrivando a proporre alla madre un patto scellerato: la rinuncia alla causa penale in cambio della consegna della minore.

Nonostante i molteplici arresti precedenti (si contano almeno quattordici fermi), tutti puntualmente annullati con la rimessa in libertà del soggetto, questa volta l’escalation di violenza verbale ai danni di un rappresentante dello Stato sembra aver incrinato la tolleranza delle autorità locali.

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