Il paradosso del referendum, tra la strategia della comunicazione di Meloni e gli attacchi di Schlein sul caso Al Masri

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A poco più di una settimana dall’appuntamento referendario sulla giustizia, la campagna elettorale assume i contorni di uno scontro frontale che travalica il merito della riforma, trasformandosi in un Corpo a corpo politico tra i due schieramenti. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel tentativo di sottrarre la consultazione popolare alla logica degli schieramenti precostituiti, ha optato per una mossa comunicativa tanto inedita quanto destinata a far discutere: postare sui propri canali social un video di un costituzionalista vicino al Partito Democratico, Stefano Ceccanti, il quale, al di là delle appartenenze, argomenta le ragioni del Sì. Una scelta, questa, che spiazza l’opposizione, introducendo un elemento di dissonanza nel coro del No. La premier, del resto, ha già chiarito in più occasioni che l'esito del voto non inciderà sulla tenuta del suo esecutivo: "Non mi dimetterò", ha ribadito, "gli italiani che vogliono mandarci a casa possono farlo tra un anno, oggi si vota sulla giustizia, non sulla politica".

Sul fronte opposto, la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, incalza senza tregua, alzando il tiro della polemica e cercando di ribaltare l’argomentazione governativa. La replica della leader dem alle dichiarazioni di Meloni è affilata: "Ma vi pare normale che la Presidente del Consiglio dica che se passa il No ci saranno più stupratori liberi e che i bambini saranno strappati alle madri? Pensa davvero che gli italiani siano stupidi?". Non solo. Schlein opera un azzardo retorico di non poco conto, riconducendo la discussione dal piano astratto delle riforme costituzionali a quello, assai più concreto e scottante, della cronaca giudiziaria internazionale. La segretaria del Pd ha infatti rilanciato, attaccando direttamente le scelte di politica estera del governo: "Se c'è qualcuno che ha liberato uno stupratore che la magistratura voleva assicurare alla giustizia, è questo governo che ha riportato Al Masri, torturatore e stupratore libico, in Libia con un volo di Stato pagato dagli italiani". Il riferimento è al caso del generale libico, la cui liberazione e il rimpatrio forzato sono diventati un cavallo di battaglia dell'opposizione contro l'esecutivo.

La mobilitazione della maggioranza e le controffensive argomentative

A difesa della riforma e per sostenere la campagna per il Sì, si è mobilitato l'intero perimetro della maggioranza, con interventi che spaziano dalla comunicazione social alle dichiarazioni programmatiche. La numero due di Fratelli d’Italia, Arianna Meloni, ha difeso con vigore l’intervento normativo, definendolo uno strumento che "renderà la magistratura più libera" dalle dinamiche correntizie che ne avrebbero, a suo dire, condizionato l'operato. In un'intervista rilasciata nelle scorse settimane, aveva già messo le mani avanti, smontando quelle che ha definito "le bugie sul referendum", e sottolineando come non si tratti di "un voto su Giorgia Meloni, come qualcuno vorrebbe far passare", ma di una riforma storica, da cui "i tantissimi magistrati che ogni giorno fanno il loro dovere sono con il Sì perché non dovranno più assecondare il capocorrente di turno per fare carriera".

Alla campagna di comunicazione ha partecipato anche il ministro della Difesa, Guido Crosetto, che con un video girato nel suo ufficio ha ribaltato la prospettiva sul concetto di democrazia legato alla riforma. "La separazione delle carriere in tutti i Paesi è elemento di efficienza", ha argomentato il ministro, elencando nazioni come Germania, Spagna e Paesi Bassi, "che non mi sembrano Paesi in cui non si è consolidata la democrazia". Crosetto ha invitato a non considerare la consultazione come "una guerra di religione", auspicando un confronto sereno e ricordando un suo recente dialogo con un procuratore, con cui, pur votando in modo opposto, aveva condiviso un momento di confronto rispettoso, stringendosi la mano. Un monito, il suo, a non lasciare che lo scontro politico degeneri in attacchi personali contro la categoria dei magistrati, un pericolo concreto in una campagna dai toni così accesi.

La questione della narrazione e le origini del dibattito sulla separazione

Il dibattito, inevitabilmente, si innesta su un humus culturale e politico profondo, che affonda le radici in decenni di discussioni mancate sulla riforma della giustizia. La stessa retorica utilizzata dal governo non è nuova. Come osservato da alcuni giuristi, la narrazione della premier tende a dipingere la riforma come un rimedio epocale a un "sistema bloccato" e a "degenerazioni" che in ottant'anni di storia repubblicana nessuno avrebbe avuto il coraggio di affrontare. Una ricostruzione, questa, che secondo alcuni critici rappresenta una semplificazione eccessiva, quasi una "narrazione fantasy", che dimentica i numerosi interventi legislativi succedutisi nel tempo, dalle guarentigie del 1946 fino alle riforme più recenti dell'ordinamento giudiziario e dei codici. Tuttavia, l'obiettivo della comunicazione politica è quello di intercettare il sentimento popolare, e su questo fronte la maggioranza sembra voler giocare tutte le sue carte.

Intanto, dalle colonne del Corriere della Sera emerge un'altra interessante sfaccettatura della polemica: le "giravolte" di molti esponenti del centrosinistra, che in passato si erano detti favorevoli alla separazione delle carriere. Figure come Massimo D'Alema, Luciano Violante e Clemente Mastella, solo per citarne alcuni, in diverse fasi della loro carriera politica avevano proposto o sostenuto riforme in quella direzione, salvo oggi schierarsi compattamente per il No. Un paradosso che la destra sfrutta per delegittimare le critiche odierne, presentandole come mere mosse tattiche dettate dall'opportunità politica piuttosto che da coerenti convinzioni. Di Pietro, oggi arruolato nel comitato per il Sì, è un altro esempio di questo scivolamento di posizioni, creando un mosaico di alleanze inedite e spiazzanti che rendono il panorama referendario quanto mai fluido e polarizzato.

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