Protesta degli "scarafaggi" a Nuova Delhi, scontri con la polizia e cento feriti. La generazione Z sfida Modi
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Redazione Esteri
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Nel giorno di apertura della sessione monsonica del Parlamento indiano, Nuova Delhi è stata teatro di una delle più imponenti manifestazioni di protesta degli ultimi anni, con migliaia di giovani studenti che, guidati dal movimento satirico noto come "Partito degli scarafaggi" (Cockroach Janta Party), hanno cercato di marciare verso la sede istituzionale per chiedere le dimissioni del ministro dell'Istruzione Dharmendra Pradhan.
La risposta delle forze dell'ordine non si è fatta attendere e, dichiarato il corteo non autorizzato, la polizia ha caricato la folla con manganelli e gas lacrimogeni, incontrando il lancio di sassi da parte di alcuni dimostranti; un bilancio provvisorio parla di quasi 180 feriti, tra i quali figurano sia agenti che manifestanti, con oltre 70 persone fermate.
Le radici della rivolta: il caso dei test di medicina
La scintilla che ha acceso la protesta affonda le radici in uno scandalo che ha scosso dalle fondamenta il sistema educativo indiano, ovvero la fuga di notizie e i presunti brogli che hanno travolto gli esami di ammissione alla facoltà di Medicina, sostenuti a maggio da oltre due milioni di aspiranti studenti.
La scoperta che i quesiti erano stati diffusi in anticipo da alcuni centri di preparazione aveva costretto l'agenzia federale a un clamoroso dietrofront, con l'annullamento della prova e la sua ripetizione sotto stretta sorveglianza il mese successivo, un episodio che ha gettato nel caos le speranze di una generazione intera.
A dare voce a questa rabbia diffusa è stato il Cockroach Janta Party, un movimento nato quasi per gioco sui social media in risposta a un giudice della Corte Suprema che aveva paragonato i giovani disoccupati a "scarafaggi" e "parassiti"; il fondatore, Abhijeet Dipke, trentenne esperto di comunicazione politica, ha raccolto in poche settimane milioni di adesioni, trasformando un'offesa in un simbolo di riscatto per quella fetta di popolazione che si sente dimenticata dal sistema.
La marcia su Delhi e la durissima reazione delle forze dell'ordine
La manifestazione di lunedì 20 luglio era stata convocata per esercitare pressione massima sul governo proprio nel giorno in cui il primo ministro Narendra Modi celebrava l'apertura dei lavori parlamentari, e fin dall'alba studenti, professionisti e famiglie con bambini piccoli hanno iniziato a confluire nell'area di Jantar Mantar, a poche centinaia di metri dal Parlamento, con l'intenzione dichiarata di abbattere le barriere di sicurezza.
Le autorità, però, avevano preparato un imponente dispositivo per impedire l'avanzata del corteo, transennando il cuore della capitale e schierando reparti paramilitari; dopo aver esortato i manifestanti a disperdersi tramite altoparlanti, la polizia ha risposto alla sfida con cariche che hanno scatenato momenti di alta tensione, immortalati dalle telecamere e diffusisi rapidamente in rete.
Il bilancio degli scontri, secondo quanto riferito dalla polizia di Delhi, è pesante: si contano 118 agenti feriti e 60 manifestanti, mentre il movimento parla di oltre 150 ricoverati e denuncia l'uso sproporzionato della forza, anche contro donne presenti tra la folla.
Il ruolo di Sonam Wangchuk e lo sciopero della fame
A catalizzare l'attenzione sulla protesta, già di per sé dirompente, ha contribuito in modo determinante la figura di Sonam Wangchuk, un noto ingegnere e attivista ambientalista del Ladakh, diventato un'icona nazionale per le sue battaglie civili, che da settimane aveva intrapreso uno sciopero della fame per solidarietà con gli studenti, rifiutandosi di mangiare fino a quando il ministro dell'Istruzione non si fosse dimesso.
La situazione si è ulteriormente incandesciuta nella giornata di sabato, quando la polizia, su ordine dell'Alta Corte e per motivi medici legati al suo deteriorato stato di salute, ha prelevato con la forza Wangchuk da Jantar Mantar per trasferirlo in un ospedale pubblico, una rimozione coatta che i suoi familiari e il movimento hanno definito una detenzione illegale.
Lungi dallo scoraggiare i manifestanti, l'episodio ha invece spinto migliaia di giovani a convergere sulla capitale durante la notte, determinati a portare avanti le richieste che includono, oltre alle dimissioni di Pradhan, un indennizzo di 10 milioni di rupie (circa 100.000 euro) per le famiglie degli studenti che si sono tolti la vita in seguito allo scandalo dei test.
Un movimento che non accenna a fermarsi
Nonostante la violenza della repressione, il movimento degli "scarafaggi" ha dimostrato una capacità di mobilitazione che sta mettendo in seria difficoltà il governo nazionalista di Modi, abituato a gestire il dissenso con il pugno duro ma che ora si trova davanti una sfida generazionale di dimensioni inaspettate. Lunedì pomeriggio si è registrata una piccola apertura, con un incontro tra due leader del CJP e il ministro della Salute J.P.
Nadda, al quale hanno consegnato un documento con le loro richieste; il governo ha chiesto tempo per discuterle, ma il fondatore Dipke ha già annunciato che la lotta continuerà e che le proteste davanti al Parlamento non sono destinate a fermarsi.
Nel frattempo, gli analisti politici sottolineano come il malcontento giovanile, alimentato dalla disoccupazione (che colpisce quasi il 40% dei laureati under 25) e da un sistema che sembra tradire le speranze di mobilità sociale, rappresenti per Modi la più grande minaccia al suo terzo mandato, ben più di una semplice sommossa studentesca.




