Leclerc firma il miglior tempo in Bahrain, ma Mercedes e Aston Martin si fermano per guasti alle power unit

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La seconda giornata dei test invernali, quella che si sta disputando sull’asfalto del Bahrain International Circuit di Sakhir, ha offerto indicazioni chiare sul potenziale della Ferrari SF-26, pur in una sessione – è bene ricordarlo – che per sua stessa natura tende a mascherare i reali valori in campo dietro carichi di carburante e mappature motorie ancora sperimentali. Charles Leclerc, tornato al volante della monoposto rossa dopo aver ceduto il sedile a Lewis Hamilton nella prima frazione di ieri, ha fermato i cronometri sull’1’34”273, un riferimento cronologico che lo pone al vertice davanti a Lando Norris, distanziato di appena cinquantuno centesimi sebbene il britannico della McLaren, campione del mondo in carica, abbia fissato il proprio limite con mescola media laddove il monegasco calzava la soft -2-6. i sessantadue giri percorsi dal pilota della Ferrari – una mole di lavoro considerevole nelle quattro ore iniziali – raccontano di una vettura, la SF-26, che sembra aver digerito la complessa rivoluzione regolamentare imposta per il 2026, dimostrando una affidabilità di base che non è affatto scontata in questa fase embrionale dello sviluppo. Dall’altra parte del box, tuttavia, la serenità tecnica non è un sentimento diffuso. Mentre il cronometro premiava l’efficienza del motopropulsore di Maranello, due dei top team si trovavano costretti a fermare le proprie vetture per interventi sostitutivi non programmati sulle unità motrici. la Mercedes, giunta in Bahrain con i favori del pronóstico e con una W17 attesa al debutto dopo i problemi di Barcellona, ha potuto schierare Andrea Kimi Antonelli per soli tre giri: un’anomalia riscontrata sulla power unit ha infatti imposto il cambio del motore, una operazione che – come confermato dai tecnici – costringerà il giovane pilota italiano a saltare l’intera giornata, lasciando spazio a George Russell nel turno pomeridiano per iniziare una nuova fase di raccolta dati -2. Se per Brackley si tratta di un contrattempo gestibile, sebbene fastidioso nella sua tempistica, la situazione in Aston Martin assume contorni più delicati. Il sodalizio con Honda, presentato alla vigilia come uno dei passaggi cruciali per ambire alla zona alta della classifica, ha mostrato immediatamente le proprie fragilità.

Krack e la power unit Honda: una sostituzione forzata che rallenta il programma Aston Martin

Già nella prima giornata Lance Stroll era rimasto a lungo ai box, e solo nel pomeriggio la vettura era tornata in pista; la spiegazione è arrivata dalla viva voce di Mike Krack, che ha ripercorso le fasi dell’intervento. “La mattinata era iniziata piuttosto bene”, ha raccontato il Chief Trackside Officer, “stavamo portando avanti test aerodinamici, ma poi dai dati abbiamo visto che qualcosa non stava andando nel verso giusto con la Power Unit” -5-10. Il tentativo di risolvere il problema durante la pausa pranzo non ha sortito effetto, e la decisione di procedere alla sostituzione integrale del propulsore è divenuta inevitabile, causando una perdita di tempo prezioso in una fase in cui l’apprendimento del nuovo pacchetto tecnico – motore, cambio, carburante – è prioritario. Per la seconda giornata è atteso Fernando Alonso, chiamato a macinare chilometri per compensare il ritardo accumulato, con l’obiettivo dichiarato di comprendere fino in fondo le caratteristiche di una monoposto che, almeno sulla carta, doveva rappresentare il salto di qualità definitivo per la compagine di Silverstone -1.

Red Bull, dal canto suo, non ha ancora preso parte alla sessione mattutina per ritardi accumulati già nella serata precedente, mentre la Cadillac di Sergio Pérez ha provocato la prima bandiera rossa di giornata a causa di un arresto in pista, prontamente risolto tanto da consentire al messicano di riprendere immediatamente il programma -2. La classifica, oltre ai nomi di Leclerc e Norris, vede Pierre Gasly terzo con l’Alpine e Alexander Albon quarto con la Williams, entrambi staccati di oltre due secondi e mezzo dal vertice: un divario siderale che, tuttavia, riflette unicamente la diversità dei programmi di lavoro e non costituisce certamente una gerarchia consolidata. Oliver Bearman, alla guida della Haas, completa una top five che offre pochi spunti se non quello di una Ferrarri al momento performante e credibile, in attesa delle verifiche più probanti del pomeriggio e, soprattutto, della seconda tornata di test prevista dal 18 al 20 febbraio sempre sul tracciato di Sakhir -4.

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