Muore a 2 anni tra le braccia del papà, la piccola Ludovica uccisa da una meningoencefalite: si aggrava la posizione del medico che l'aveva dimessa

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La piccola Ludovica, che aveva soltanto due anni ed era di Borgo Valbelluna, è spirata tra le braccia del padre, stroncata da una forma fulminante di meningoencefalite batterica. L'esito dell'autopsia, disposta dalla Procura della Repubblica di Belluno e condotta dai medici legali Antonello Cirnelli e Marny Fedrigo, ha confermato senza ombra di dubbio che l'agente patogeno responsabile del decesso è stato lo Streptococcus pneumoniae, un batterio noto per la sua virulenza, il quale provoca un'infiammazione simultanea sia del tessuto cerebrale che delle meningi che lo avvolgono. La diagnosi post-mortem, che ha scientificamente chiarito la dinamica della tragedia, ha così fornito un fondamento cruciale all'inchiesta penale in corso, la quale si concentra sulle circostanze che hanno preceduto la morte della bambina.

Le indagini sul ricovero

Poche ore prima di perdere la vita, infatti, Ludovica era stata condotta al pronto soccorso dell'ospedale Santa Maria del Prato di Feltre, dove venne visitata da un pediatra libero professionista di 76 anni. Il medico, dopo la valutazione, ne dispose la dimissione, ritenendo forse che i sintomi presentati non fossero così gravi da giustificare un ricovero. Una decisione che, alla luce di quanto poi accertato, appare oggi in tutta la sua drammaticità e che costituisce il perno delle investigazioni coordinate dalla procoria bellunese. L'unico indagato nel procedimento per omicidio colposo è, al momento, proprio il sanitario che ebbe in cura la piccola quella sera, la cui posizione giudiziaria si è notevolmente aggravata dopo la divulgazione del referto autoptico.

Il percorso dell'inchiesta

L'autopsia, la quale ha accertato in modo inequivocabile la presenza dell'infezione, rappresenta una prova fondamentale per i magistrati, i quali dovranno ora valutare se, e in che misura, la patologia avrebbe potuto essere identificata e trattata in tempo per scongiurare l'esito letale. L'inchiesta, che procede senza sosta, è orientata a ricostruire con precisione ogni passaggio della breve degenza in ospedale, analizzando la documentazione clinica e ascoltando i testimoni, al fine di accertare le eventuali responsabilità professionali. La tragica sequenza di eventi, che ha portato la bambina dalla visita in pronto soccorso alla morte in casa nel giro di poche ore, delinea un quadro complesso che le forze dell'ordine stanno esaminando minuziosamente.

Le conseguenze del referto

Il responso degli anatomopatologi, i quali hanno certificato la natura batterica dell'infezione, non fa che confermare i timori iniziali dei genitori, i quali avevano da subito insinuato il dubbio di un errore nella diagnosi. La meningoencefalite da pneumococco, la cui evoluzione può essere rapidissima specialmente in pazienti così piccoli, richiede un intervento terapeutico tempestivo, basato su antibiotici specifici; la mancata ospedalizzazione, quindi, assume nel caso di specie un peso decisivo. La procura, la quale ha avviato le indagini immediatamente dopo la morte della bambina, si trova ora a disporre di un tassello scientifico incontrovertibile attorno al quale costruire la propria accusa verso il medico indagato.

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