Btp Italia Sì, l'ultimo giorno per scegliere tra rendita e rischio sovrano

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Si chiude oggi, venerdì 19 giugno, la finestra di collocamento del Btp Italia Sì, il nuovo titolo di Stato che il governo ha dedicato ai risparmiatori retail e che, a poche ore dalla scadenza delle sottoscrizioni, ha già fatto segnare numeri significativi. Oltre 8 miliardi di euro raccolti e più di 256mila contratti sottoscritti, con un ticket medio che si è attestato poco sopra i 31mila euro, un dato, quest'ultimo, che rappresenta il valore più basso registrato nelle recenti emissioni di questo tipo e che quindi segnala una massiccia partecipazione del piccolo risparmio.

Ma al di là dell'entusiasmo che spesso accompagna questi appuntamenti con il debito pubblico, la domanda che molti si pongono, e che non ammette risposte univoche, è se valga davvero la pena mettere i propri soldi in questo strumento, considerato che il debito pubblico italiano ha ormai superato abbondantemente i tremila miliardi di euro.

La meccanica del nuovo titolo e il premio per i fedeli

La struttura del Btp Italia Sì, che avrà durata quinquennale con scadenza nel 2031, presenta caratteristiche che ne determinano l'attrattiva, a partire dalla protezione del capitale dall'inflazione nazionale, misurata dall'indice FOI al netto dei tabacchi, una garanzia che in un contesto di prezzi volatili non è certo secondaria.

A questo si aggiunge un tasso minimo garantito fissato all'1,6%, che il ministero dell'Economia potrebbe decidere di ritoccare al rialzo in base alle condizioni di mercato osservate al termine del collocamento, e un premio fedeltà dello 0,6% riservato esclusivamente a chi acquista il titolo in questa fase di emissione e lo detiene fino alla scadenza, beneficiando inoltre della tassazione agevolata al 12,5% e dell'esclusione dal calcolo dell'ISEE fino a 50mila euro di investimento.

Numeri da record e un paradosso italiano

Il dato della raccolta, che ha già superato gli 8 miliardi, conferma la tradizionale propensione degli italiani per i titoli di Stato, considerati una sorta di bene rifugio nazionale nonostante il Paese sia caratterizzato da un debito pubblico tra i più elevati al mondo e da un fabbisogno mensile che costringe il Tesoro a chiedere continuamente nuovi fondi sul mercato.

Eppure, a fronte di questa abbondanza di domanda, emerge un paradosso di non poco conto, come sottolineato dalla Fondazione per l'educazione finanziaria e al risparmio, la Feduf, che ha rilevato come solo un italiano su tre comprenda realmente concetti fondamentali come l'inflazione, il tasso di interesse o la diversificazione del rischio, una lacuna che rende complesso valutare la reale convenienza di un investimento rispetto alle proprie esigenze e alla propria propensione al rischio.

La scelta tra rendimento e liquidità

La decisione di sottoscrivere o meno questo nuovo Btp, come spesso accade in finanza, è una questione che rimanda a un classico dilemma: dipende. Dipende dalla quantità di denaro che si è disposti a immobilizzare per cinque anni, dal fatto che si possa o meno fare a meno di quei soldi in caso di emergenza o, al contrario, dalla necessità di averli a disposizione nel breve periodo per fronteggiare spese impreviste.

Se da un lato il titolo offre una rendita legata all'inflazione e una cedola semestrale, dall'altro va considerato che si tratta pur sempre di un investimento che blocca il capitale per un orizzonte temporale non brevissimo e che, nel caso di vendita anticipata sul mercato secondario, si potrebbe realizzare una perdita in conto capitale, dipendente dall'andamento dei tassi di interesse e dal differenziale tra i nostri titoli e quelli tedeschi.

La risposta, pertanto, non può essere generale, ma deve scaturire da un'analisi della propria situazione patrimoniale e dalla consapevolezza che, come ha sottolineato di recente il presidente dell'Abi in occasione dell'assemblea Feduf, l'educazione finanziaria è lo strumento più efficace per proteggere il risparmio dall'erosione e fare scelte ponderate.

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