Omicidio a Cosenza, la confessione: «Ho ucciso Carbone per sbaglio, volevo solo spaventarlo»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un colpo di pistola, partito dall’ultimo piano di una palazzina nell’ultimo lotto di via Popilia, ha spento la vita di Luca Carbone la mattina del 13 gennaio, tra le 9.50 e le 10, mentre l’uomo, di quarantotto anni, era nella sua automobile a sportello aperto. Le indagini, coordinate dalla procura di Cosenza e condotte con tempestività dai carabinieri della Compagnia cittadina e del Nucleo investigativo, hanno avuto uno sviluppo rapido, permettendo agli investigatori di concentrare le attenzioni su un vicino di casa della vittima. Le prime attività, svolte sotto la direzione del pubblico ministero Veronica Rizzaro, hanno infatti condotto all’identificazione di un sospettato, Franco De Grandis, un uomo di sessantasei anni, sul quale è stato eseguito un decreto di fermo per indiziato di delitto nella serata dello stesso giorno.

Il racconto dell'accusato e il movente ricostruito

Interrogato nel pomeriggio dai militari e dalla magistrata, De Grandis ha fornito una versione dei fatti che, se confermata, delinea una dinamica tragica e non premeditata. L’indagato ha confessato di aver fatto fuoco, ammettendo di aver colpito Carbone al torace, ma ha sostenuto con fermezza che l’intenzione non fosse quella di uccidere. «Volevo solo intimorirlo», avrebbe dichiarato, secondo quanto trapelato, descrivendo un gesto dettato dall’intento di spaventare il vicino piuttosto che di eliminarlo. Questa dichiarazione, se da un lato ammette la responsabilità materiale, dall’altro tratteggia un quadro di conflitto quotidiano, riconducendo il movente dell’omicidio a contrasti di vicinato, una ragione che appare banale se paragonata all’esito irreparabile che ne è conseguito.

Il ritratto della vittima e il gesto mancato

Mentre l’inchiesta giudiziaria procede per accertare ogni dettaglio, un affetto familiare ha voluto offrire un ritratto diverso di Luca Carbone, restituendone l’immagine di un uomo buono e generoso, ben lontana dalle cronache che seguono un fatto di sangue. A parlare, attraverso una lettera giunta in redazione, è stato un cugino, il quale ha ricordato la sua grande umanità, un tratto che si era concretizzato nella decisione di diventare donatore di organi. Una scelta di altruismo, questa, che la morte violenta gli ha purtroppo impedito di realizzare, aggiungendo un ulteriore strato di tragedia a un episodio che ha privato i familiari non solo della sua presenza, ma anche della possibilità che un suo ultimo gesto potesse salvare altre vite.

Le coordinate dell'indagine e il fermo

L’iter giudiziario vede ora Franco De Grandis formalmente accusato dell’omicidio del vicino, con la custodia cautelare che segue le dichiarazioni rese agli inquirenti. La ricostruzione operata dagli investigatori colloca materialmente l’arma del reato nell’appartamento dell’indagato, da dove sarebbe partito il proiettile che ha raggiunto la vittima in strada. Il pubblico ministero Rizzaro, valutate le prime e stringenti evidenze emerse, ha quindi richiesto e ottenuto il provvedimento restrittivo, dando avvio alla fase successiva delle indagini che dovranno approfondire ogni circostanza, dalla vicenda dei rapporti tra i due uomini fino alle modalità esatte dello sparo, per confermare o meno la tesi della volontà intimidatoria sostenuta dall’arrestato.

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