Zelensky in Olanda, la diplomazia accelera ma il nodo territori resta irrisolto
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Redazione Esteri
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Volodymyr Zelensky ha proseguito la sua intensa maratona diplomatica facendo tappa all'Aja, dove ha incontrato i rappresentanti del governo e della casa reale olandese dopo aver sostato, nelle giornate precedenti, a Londra, Roma, Città del Vaticano e Berlino. Questo tour, che lo ha visto intervenire anche alle Camere italiane, sottolinea il tentativo ucraino di rinsaldare il fronte di supporto europeo in un momento delicatissimo, mentre sul tavolo delle trattative – frenetiche da Washington a Bruxelles – pesa l'incognita della posizione russa, la quale, nonostante dichiarazioni a tratti contraddittorie, non mostra aperture sostanziali.
Le garanzie di sicurezza e il fermo no di Mosca alla Nato
Proprio da Mosca, attraverso le parole del viceministro degli Esteri Sergej Ryabkov, è giunto un secco rifiuto a qualsiasi ipotesi che preveda la presenza di soldati dell'Alleanza Atlantica su suolo ucraino, anche qualora questi fossero inquadrati in missioni di garanzia della sicurezza o facenti parte della cosiddetta Coalizione dei Volenterosi. “Non sottoscriveremo, accetteremo o saremo nemmeno soddisfatti”, ha dichiarato Ryabkov, ponendo così un ulteriore paletto a uno dei punti cardine delle discussioni. Una posizione che, se mantenuta, complica non poco la definizione di queg accordi di sicurezza a lungo termine per l'Ucraina sui quali diversi partner stanno lavorando.
Il ruolo dell'Europa e la revisione del piano
In questo contesto, è emerso con forza il ruolo dell'Unione Europea, la quale, assieme alla Gran Bretagna, ha secondo alcune ricostruzioni il merito di aver bloccato una prima proposta articolata in 28 punti avanzata dall'amministrazione statunitense, guidata dal presidente Donald Trump, spingendo per una revisione più equilibrata della bozza di piano di pace. L'Ue, sempre più consapevole della necessità di un sostegno a Kiev che sia non solo militare ma anche politico ed economico, si sta dunque ritagliando uno spazio di mediazione cruciale, cercando di bilanciare le diverse istanze in campo mentre l'ottimismo mostrato da Trump sulla possibile fine del conflitto deve fare i conti con la realtà dei negoziati.
Il muro sui territori e la tregua negata
Il vero scoglio, tuttavia, rimane la questione territoriale. Zelensky ha ribadito il suo netto rifiuto a riconoscere come russi i territori del Donbass, annessi da Mosca, mentre dalla Russia giunge la ferma intenzione di non concedere nulla su questo fronte. Una divergenza che, al momento, appare incolmabile e che rischia di vanificare ogni sforzo diplomatico. A questo si aggiunge il netto rifiuto di Mosca anche a una semplice tregua natalizia, un segnale che raffredda le speranze di un qualsiasi, immediato, allentamento della tensione. La luce di speranza accesa a Berlino, dunque, fatica a illuminare una strada che sembra ancora molto lunga e irta di ostacoli sostanziali, sui quali la diplomazia continua a lavorare senza sosta.




