Cosa bisogna sapere della causa della PTPA al tennis mondiale

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il 18 marzo, la Professional Tennis Players Association (PTPA), fondata nel 2020 da Novak Djokovic e Vasek Pospisil, ha deciso di intraprendere un’azione legale senza precedenti contro le principali organizzazioni del tennis mondiale, tra cui ATP, WTA, ITF e persino l’ITIA, già al centro del caso Clostebol che ha coinvolto il numero uno del ranking Jannik Sinner. L’accusa principale è quella di aver creato un “cartello” che, pur raccogliendo i proventi generati dai tennisti, non sarebbe in grado di tutelare i loro interessi reali, limitandone le possibilità di guadagno e imponendo un calendario insostenibile.

La PTPA ha formalmente richiesto l’avvio di un procedimento presso la Corte distrettuale degli Stati Uniti a New York, sostenendo che le istituzioni del tennis abbiano sistematicamente ostacolato i diritti degli atleti. Tra le critiche più aspre, emerge il problema del calendario, definito “insostenibile”, con tornei programmati undici mesi su dodici e partite che si protraggono fino a orari improbabili, come le tre del mattino, mettendo a rischio la salute fisica e mentale dei giocatori.

Nonostante Djokovic sia uno dei fondatori della PTPA, il suo nome non compare tra i dodici tennisti che hanno firmato il documento di denuncia. Tra i firmatari, tuttavia, ci sono anche alcuni top player, i quali, secondo fonti vicine all’associazione, avrebbero agito per paura di ritorsioni da parte delle istituzioni. Nick Kyrgios, uno dei volti più noti del movimento, ha spiegato pubblicamente le ragioni della protesta, sottolineando l’insoddisfazione diffusa tra i giocatori, soprattutto quelli meno conosciuti, che spesso si trovano a lottare per sopravvivere economicamente in un sistema percepito come sbilanciato e ingiusto.

Il caso di Jannik Sinner, citato come esempio emblematico delle criticità del sistema, ha ulteriormente alimentato il dibattito. La gestione “illegale e abusiva” delle istituzioni, secondo la PTPA, avrebbe creato un corto-circuito che danneggia sia i giocatori affermati che quelli emergenti. Kyrgios, in un’intervista a Sky Sports, ha ribadito l’obiettivo del movimento: riformare il tennis, garantendo maggiore equità e diritti per tutti, in particolare per chi non gode della stessa visibilità dei big del circuito.

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