Mps e Banco Bpm, il risiko del terzo polo tra i cantieri aperti e il nodo francese

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ECONOMIA

Redazione Economia Redazione Economia   -   A dispetto delle smentite ufficiali che, soprattutto negli ambienti finanziari, vengono spesso interpretate come il preludio a un’intesa imminente, i motori del risiko bancario italiano si stanno scaldando all’ombra delle guglie di Siena e Milano. larena +3

Sebbene l’amministratore delegato di Monte dei Paschi, Luigi Lovaglio, abbia recentemente dichiarato – come riportato da alcune agenzie di stampa – di non essere impegnato in trattative formali con Banco Bpm, concentrando invece le risorse sul complesso cantiere dell’integrazione con Mediobanca, le ricostruzioni offerte da più parti suggeriscono uno scenario profondamente diverso. milanofinanza +3

L’obiettivo, infatti, non sarebbe mai stato accantonato: si guarda alla creazione di un cosiddetto “Terzo Polo”, un colosso da oltre 450 miliardi di euro di attivi capace di scalzare la supremazia assoluta di Intesa Sanpaolo e UniCredit, sfidando le regole non scritte di un mercato che vede lo Stato – attraverso il Ministero dell’Economia – ancora azionista di rilievo del Monte.

Questa, dunque, è la partita vera, giocata su una scacchiera dove le pedine si muovono in silenzio mentre l’opinione pubblica ascolta solo il rumore delle smentite. corriere +3

Il cantiere Mediobanca e la strategia di Lovaglio per completare l’opera

Prima di poter mettere piede in Piazza Meda, però, Rocca Salimbeni deve necessariamente passare per Piazzetta Cuccia.

L’operazione da 14 miliardi di euro che ha portato alla conquista della merchant bank milanese non è ancora totalmente digerita; manca l’integrazione formale, quel passaggio legislativo e operativo che trasformerà la controllata in una divisione interna del gruppo senese. lanazione +3

Fonti di stampa e analisti di mercato indicano la seconda metà di giugno come la data cruciale, attorno al 22, quando il consiglio di amministrazione di Mps dovrebbe formalmente convocare l’assemblea per approvare la fusione.

In gioco non c’è solo la mera unione contabile, ma la futura architettura del gruppo: si discute se far confluire i 700 consulenti di Mediobanca Premier nel brand Widiba o se mantenere una certa autonomia operativa per la banca digitale. lanazione +3

Lovaglio, che nel frattempo ha consolidato il suo potere a Siena tanto da vedersi riconosciuta la cittadinanza onoraria (il "Mangia d’oro" sarebbe ormai a un passo), gioca una partita complessa: deve dimostrare di saper guidare questa macchina senza intoppi prima di lanciarsi in una nuova, colossale avventura. corriere +3

Il nodo Bpm, l’ostacolo francese e i rapporti di forza con il Credito Agricole

Se la fusione con Mediobanca è l’anticamera, la stanza del re è occupata da Banco Bpm.

Guidato da Giuseppe Castagna, l’istituto di Piazza Meda rappresenta la preda ideale per chiunque voglia costruire un terzo polo credibile, e le indiscrezioni più recenti parlano di un interessamento molto concreto da parte di Siena, con la rotta di Goldman Sachs pronta ad assistere la controparte.

Ma qui il gioco si fa duro, perché il primo azionista di Banco Bpm è il colosso francese Crédit Agricole, detentore di una fetta superiore al 22%. firstonline +3

Per i parigini, vedere il proprio investimento diluirsi in una mega-fusione con Mps non è un’opzione gradita, a meno che non venga loro offerto un "contentino" di dimensioni ragguardevoli. Secondo le ricostruzioni dei banchieri d’affari, si sta valutando la cessione di un pacchetto di filiali ai francesi – uno schema già visto nel lontano 2007 quando Intesa e Sanpaolo fusero – per permettere all’Agricole di uscire di scena con le mani piene. milanofinanza +3

In ballo ci sarebbero circa 300 sportelli e il rinnovo di partnership strategiche nel credito al consumo e nell’asset management, una dote da circa 4,6 miliardi di euro necessaria per convincere Parigi a non opporsi al nuovo equilibrio italiano. milanofinanza +3

I numeri del nuovo polo e i fronti aperti nel Cda di Rocca Salimbeni

Nonostante le dichiarazioni ufficiali che invitano alla prudenza – il manager ha ribadito il concetto che "tutte le strade portano a Siena" ma che prima bisogna finire il lavoro su Mediobanca – le simulazioni tecniche sono già state fatte.

Sommando le capitalizzazioni, come osservato da alcuni analisti di mercato, si arriverebbe a un’entità da circa 63 miliardi di capitalizzazione, un peso specifico tale da modificare gli equilibri del sistema creditizio nazionale. Tuttavia, la strada verso questo traguardo è lastricata di insidie interne oltre che esterne. websim +3

All’interno del consiglio di amministrazione di Mps, infatti, la riconferma di Lovaglio è avvenuta sullo sfondo di un board "balcanizzato", una maggioranza risicata che tiene in ostaggio la governabilità dell’istituto. In queste condizioni, avviare una complessa Ops su Banco Bpm mentre si è ancora nel pieno della fusione con Mediobanca potrebbe trasformarsi in un azzardo finanziario, esponendo la banca a rischi operativi enormi. corriere +3

I tempi, quindi, non dipendono solo dalla volontà dei vertici o dal gradimento del Tesoro, ma anche dalla capacità di tenuta di un gruppo chiamato a dimostrare di aver finalmente voltato pagina rispetto al passato di crisi. Lo sviluppo di questo risiko, insomma, si giocherà nei palazzi del potere e nei libri contabili dei francesi, con Lovaglio che dovrà gestire la pressione di mercati pronti a premiare il coraggio ma anche a punire la minima distrazione. corriere +3

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