Le accuse di Trump sulla Cina e il discorso sulla sicurezza elettorale: nessuna prova, solo insinuazioni a pochi mesi dalle midterm
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Redazione Esteri
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Nel discorso alla nazione pronunciato in prima serata dalla Casa Bianca, il presidente Donald Trump ha riaperto il fronte delle accuse contro il sistema elettorale statunitense, puntando il dito contro la Cina e ripetendo le ormai note contestazioni sulla sicurezza del voto in vista delle elezioni di midterm di novembre. L'intervento, della durata di circa mezz'ora, è stato tuttavia accolto con scetticismo da gran parte della stampa americana e dai network televisivi; Nbc e Abc hanno scelto di non trasmetterlo in diretta, mentre Cbs lo ha fatto solo parzialmente.
L'attesa per l'annuncio di «strepitose notizie» e per un possibile stato di emergenza nazionale si è risolta in una riedizione di accuse già sentite, prive di elementi di novità, avvalorando di fatto la scelta dei network che hanno deciso di non dare visibilità all'evento.
Nessuna prova, solo vecchie accuse: cosa dicono i documenti declassificati
Al centro della performance di Trump vi è stata la declassificazione di documenti di intelligence che, a suo dire, dimostrerebbero «vulnerabilità scioccanti» del sistema elettorale americano e illeciti tentativi di interferenza da parte della Cina nelle elezioni del 2020. Tuttavia, l'analisi dei documenti da parte di testate come il New York Times e la Cnn ha rivelato come le carte, lungi dal provare le tesi del presidente, riportino valutazioni già note e, in alcuni casi, arrivino a conclusioni opposte.
Un documento della Cia, ad esempio, specifica che la Cina «non intende attualmente interferire in modo nascosto per cercare di influenzare l'esito delle elezioni», mentre un altro rapporto evidenzia come sarebbe «difficile manipolare i sistemi di conteggio dei voti su larga scala per compromettere i risultati elettorali». Le accuse di Trump sulla presunta acquisizione illecita di 220 milioni di dati di elettori americani si scontrano con un dato di fatto: le liste elettorali sono in gran parte pubbliche e vendute a candidati, consulenti politici e ricercatori.
La Cbs News ha sottolineato come le informazioni che avrebbero preoccupato il presidente non siano riservate e come la loro raccolta non costituisca di per sé una prova di interferenza.
La Cina respinge le accuse: "Invenzioni e calunnie malevole"
Le dichiarazioni di Trump hanno provocato una pronta e dura reazione da parte di Pechino. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Lin Jian, ha respinto al mittente le accuse, definendole «invenzioni e calunnie malevole» e ribadendo il principio di non ingerenza negli affari interni di altri Paesi. L'ambasciata cinese a Washington ha fatto sapere che la Cina «non ha mai interferito e non interferirà mai nelle elezioni presidenziali degli Stati Uniti».
Le contestazioni del presidente americano, già smentite in passato dalla stessa intelligence Usa, rischiano di minare i rapporti con Pechino in un momento in cui l'amministrazione Trump sembrava intenzionata a ricucire gli strappi della costosa guerra commerciale dell'anno precedente.
Il "Save America Act" e la strategia per le midterm
Al di là delle accuse alla Cina, il discorso di Trump ha assunto i contorni di un vero e proprio atto di campagna elettorale in vista delle elezioni di midterm di novembre, che si preannunciano difficili per il Partito Repubblicano. Il presidente ha infatti usato la tribuna per rilanciare la richiesta di approvazione del "Save America Act", una legge bloccata al Senato che imporrebbe severe restrizioni al voto, come l'obbligo di presentare un documento di identità per registrarsi.
L'opposizione democratica ha denunciato il tentativo di condizionare il voto, limitando la partecipazione di fasce della popolazione tradizionalmente orientate verso i democratici. «L'unico motivo per cui non lo fareste è perché volete barare», ha dichiarato Trump, gettando ulteriore benzina sul fuoco delle contestazioni e preparando il terreno per mettere in dubbio la legittimità delle elezioni di novembre qualora l'esito non fosse a lui favorevole.
Le contraddizioni con l'intelligence e il contesto politico
Le affermazioni di Trump appaiono in netto contrasto con le valutazioni della comunità dell'intelligence statunitense. Già nel 2021, un rapporto dell'Office of the Director of National Intelligence aveva concluso con «alta confidenza» che la Cina non aveva interferito per alterare l'esito delle elezioni del 2020, limitandosi a raccogliere informazioni e a valutare le posizioni dei candidati. Lo stesso rapporto, citato anche dal Cbc, indicava invece che era stata la Russia a mettere in atto una serie di misure per favorire la rielezione di Trump.
Il discorso alla nazione arriva in un momento di forte calo di popolarità per il presidente, con un indice di gradimento sceso al 37%, appesantito dall'impopolare guerra in Iran e dall'aumento dei prezzi dell'energia. In questo contesto, la strategia di Trump sembra essere quella di alimentare dubbi sul sistema elettorale per minare la fiducia nell'eventuale vittoria democratica, una tattica che alcuni analisti hanno definito come un tentativo di «condizionare il voto».
Nonostante le parole del presidente, va ricordato che la Costituzione americana attribuisce la gestione del voto ai singoli Stati, rendendo di fatto impraticabile qualsiasi tentativo di interferenza diretta da parte del governo centrale.




