Gas russo in Europa, la fine di un'era
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Redazione Esteri
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L'1 gennaio 2025 segna una data storica per il mercato energetico europeo: per la prima volta dal 1984, anno in cui entrò in servizio il gasdotto Urengoy–Pomary-Uzhhorod, il Vecchio Continente non riceverà più gas russo via tubo. La fine dell'accordo di transito dell'oro blu estratto in Russia attraverso le rotte ucraine ha interrotto un flusso che, per decenni, ha rappresentato una fonte cruciale di approvvigionamento energetico per l'Europa.
Il gasdotto Urengoy-Pomary-Uzhhorod, che trasportava il gas naturale estratto nei giacimenti siberiani attraverso l'Ucraina fino alla Slovacchia, contribuiva per circa il 5% alle forniture dei Paesi europei. La decisione dell'Ucraina di non rinnovare i contratti con Gazprom, il colosso energetico russo, ha portato alla cessazione dei flussi di gas verso l'Europa e l'Italia, una mossa che, sebbene annunciata, ha riportato alla memoria la crisi del gas degli anni scorsi.
I prezzi del gas, già instabili, sono tornati a salire: l'indice Ttf alla borsa di Amsterdam, il listino di riferimento per i Paesi europei, ha raggiunto i massimi livelli da ottobre 2023, superando i 50 euro al megawattora. Le previsioni di un gennaio più rigido del previsto, con un'ondata di gelo che ha già colpito il Regno Unito e i Paesi nordici, non fanno che aumentare le preoccupazioni per i consumatori.
L'Italia, pur essendo preparata allo stop delle forniture russe, teme speculazioni sui prezzi che potrebbero riflettersi sulle bollette. Le tensioni sui mercati energetici, infatti, potrebbero trasferirsi direttamente sui consumatori, già provati da anni di aumenti e incertezze.




