Eni respinge maxi multa da 336 milioni di euro dell'Antitrust: "Incomprensibile e infondata"
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Redazione Economia
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Eni ha definito "incomprensibile e infondata" la sanzione da 336 milioni di euro irrogatagli dall'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm). La multa, che giunge al termine di un procedimento avviato oltre due anni fa, coinvolge, oltre al colosso energetico italiano, altre cinque compagnie petrolifere, tra cui Esso, Ip e Saras. Eni ha già preannunciato un ricorso, contestando con nettezza la decisione e definendola un travisamento dei fatti accertati.
Le accuse dell'Agcm di cartello sui biocarburanti
L'indagine dell'Agcm, partita da una segnalazione di un whistleblower, sostiene che i principali operatori del settore si sarebbero coordinati per un periodo esteso per determinare in maniera concertata il valore della componente bio obbligatoria nel prezzo finale dei carburanti. Secondo gli investigatori, questo meccanismo avrebbe creato un cartello, limitando la libera concorrenza e influenzando artificialmente il mercato. La multa complessiva per tutte le società coinvolte ammonta a circa 936 milioni di euro.
La difesa dell'Eni e il ricorso al giudice
La strategia difensiva dell'Eni punta a smontare le fondamenta dell'accusa, considerata non solo erronea nell'interpretazione dei comportamenti aziendali, ma anche basata su una valutazione tecnica che verrà contestata punto per punto. L'azienda, che opera in un mercato fortemente regolamentato, rigetta l'idea di aver partecipato a qualsiasi intesa illecita, sottolineando la trasparenza e la conformità della propria condotta alla normativa vigente.
La reazione delle altre società e la battaglia legale in arrivo
Anche le altre società coinvolte, che hanno ricevuto sanzioni di entità variabile, hanno manifestato l'intenzione di impugnare la decisione dell'Autorità. Si prepara quindi una battaglia legale lunga e articolata, che ruota attorno all'interpretazione di un aspetto tecnico cruciale nella formazione del prezzo, difeso dalle compagnie come frutto di scelte indipendenti e visto dall'Agcm come segno di collusione.




