La Cina accerchia Taiwan
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Redazione Esteri
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Un numero record di incursioni di jet militari, elicotteri e droni in poco più di 12 ore, combinato allo schieramento delle forze missilistiche, navali e a quello inedito della guardia costiera, ha portato all'accerchiamento della provincia ribelle. Pechino ha condotto nuove esercitazioni militari intorno a Taiwan, durate “solo” 12 ore, ma con un dispiegamento di mezzi che ha ulteriormente ridotto lo spazio di manovra delle difese dell’isola. Da giovedì scorso si attendeva il nuovo capitolo di una storia che è ormai diventata consuetudine: in poco più di due anni, l’Esercito popolare di liberazione ha condotto quattro ampi test militari intorno a Taiwan.
Le esercitazioni di agosto 2022, in risposta alla visita di Nancy Pelosi, quelle di aprile 2023, dopo il doppio transito negli Stati Uniti dell’ex presidente taiwanese Tsai Ing-wen e l’incontro con Kevin McCarthy, e quelle di maggio 2024, dopo l’assertivo discorso di insediamento del nuovo leader Lai Ching-te, sono solo alcuni esempi. I segnali gravi nelle manovre militari della Cina su Taiwan, condotte il 14 ottobre, sono cinque: alcuni militari, altri politici, tutti pianificati da Pechino. Sul fronte degli obiettivi, la strategia di queste azioni cinesi è cambiata: ancora pochi anni fa si trattava soprattutto di esibizioni di forza, propaganda armata.
Poi, è diventato chiaro che i generali cinesi hanno cominciato a far addestrare i loro piloti di aereo e gli equipaggi delle navi in situazioni sempre più realistiche, con incursioni estremamente frequenti. Oltre 2.200 volte, quest’anno, sui radar di Taipei sono comparsi apparecchi con la stella rossa all’interno della Adiz, la «zona di identificazione per la difesa aerea» taiwanese. La Guardia costiera cinese ha pubblicato una mappa delle sue navi militari intorno a Taiwan, a forma di cuore: «Questo accerchiamento è un atto d’amore», dice Pechino. È il tipo di amore che spinge l’anaconda a stringere la preda in un abbraccio soffocante. La strategia dell’anaconda è il nome che gli strateghi hanno assegnato a una delle opzioni di Xi Jinping: strangolare l’isola per indurre l’unica democrazia cinese della storia ad arrendersi senza combattere.




