Odissea, il poema eterno e il suo fascino nascosto tra i banchi di scuola
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Ogni quattordicenne, o almeno così mi piace credere, dovrebbe avere la possibilità di percorrere con lo sguardo i mari dell'Odissea almeno una volta nella vita. Da qualche anno, ormai, ho fatto di questa convinzione una pratica didattica: in prima liceo, i miei studenti leggono il poema per intero. Non nella veste metrica dell'originale, beninteso, ma nella limpida e sorprendentemente accessibile traduzione in prosa di Maria Grazia Ciani; una versione che restituisce tutto il respiro del racconto senza la pesantezza arcaica che spesso allontana i ragazzi.
L'idea, lo confesso senza alcun imbarazzo, l'ho "rubata" a un collega più esperto, e da quel momento non l'ho più abbandonata, convinto che si tratti di un'esperienza formativa irrinunciabile.
Un classico sotto i riflettori di Hollywood
Il recente annuncio del film di Christopher Nolan, che ha scelto proprio l'Odissea come soggetto per la sua prossima fatica cinematografica, ha riportato il poema omerico al centro dell'attenzione mediatica. Quando la Universal ha reso noto, il 23 dicembre dello scorso anno, che il nuovo progetto del regista sarebbe stato un adattamento dell'antico poema attribuito a Omero, la notizia ha fatto rapidamente il giro del mondo.
Un episodio, in particolare, ha catturato l'immaginazione collettivo: Matt Ramos, dopo l'annuncio, ha digitato il titolo su Google e ha pubblicato su X lo screenshot del risultato, accompagnandolo con un lapidario «Holy shit». Molti hanno letto in quella reazione la sorpresa di scoprire che Nolan, reduce da sette Premi Oscar, non avesse partorito una storia originale ma si stesse confrontando con un testo composto oltre duemila anni fa.
La scelta, inevitabilmente, ha acceso un dibattito acceso, con critiche che hanno bollato l'operazione come troppo spettacolare e distante dallo spirito originario dei testi.
L'arte del naufrago e la strategia del ritorno
Chi era, in realtà, Odisseo, l'eroe che ancora oggi affascina lettori e spettatori di ogni età? Se la sua vicenda si concludesse sulle mura di Troia, Ulisse sarebbe semplicemente l'archetipo del perfetto stratega, l'astuto architetto del cavallo che inganna i Troiani e conquista la città. Non il più forte tra gli Achei, ma certamente il più abile, colui che sa vedere lo spiraglio dove gli altri scorgono solo mura invalicabili, capace di anticipare le minacce e di adattarsi con prontezza all'incertezza del conflitto.
L'Odissea, tuttavia, ci consegna un ritratto ben più complesso e sfaccettato: nel lungo, travagliato viaggio di ritorno, l'eroe perde tutto, i compagni uno a uno, la giovinezza, la spavalderia, e perfino la certezza del proprio destino. È proprio in questa progressiva perdita, in questo spogliarsi di ogni certezza, che risiede la modernità del personaggio.
Il suo non è più soltanto il viaggio di un re che torna al suo regno, ma la metafora di un'esistenza umana che si confronta con l'imprevisto, con la solitudine e con la necessità di ricostruire un'identità dopo aver attraversato prove che nessun eroe avrebbe potuto prevedere.
Perché leggere l'Odissea oggi, tra i banchi
Ecco, allora, il senso profondo di quella scelta didattica che ho fatto mia: far leggere l'Odissea per intero ai ragazzi di quattordici anni non è un esercizio di archeologia letteraria, ma un modo per offrire loro uno specchio in cui riflettersi. L'eroe omerico, nella sua fragilità e nella sua caparbietà, parla direttamente all'adolescente che si affaccia al mondo, che sperimenta la fatica di trovare una rotta, che conosce il desiderio bruciante di tornare a casa dopo essersi smarrito in mari sconosciuti.
Il poema racconta una verità che i manuali di storia della letteratura spesso dimenticano: Odisseo non è solo l'eroe astuto, ma è soprattutto un uomo che impara, che sbaglia, che soffre. E in questo, forse, risiede la sua straordinaria attualità, quella stessa che Nolan ha intuito e che, nonostante le polemiche, continua a rendere l'Odissea un'opera infinitamente contemporanea, capace di attraversare i secoli senza perdere un grammo della sua potenza evocativa.




