Michele Morrone e la bufera sul cinema italiano: le scuse dopo l’intervista a "Belve"
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Dopo le parole roventi contro il cinema italiano e i suoi protagonisti, Michele Morrone ha scelto di fare marcia indietro. L’attore, diventato celebre per il ruolo di Massimo Torricelli nella controversa pellicola polacca 365 giorni, aveva scatenato polemiche con un post social seguito alla sua apparizione a Belve, il programma di Francesca Fagnani su Rai2. «Quello che ho scritto oggi è frutto di un disagio, mio e di moltissimi altri artisti», ha spiegato in una Instagram story, ammorbidendo i toni rispetto alle critiche iniziali. Un chiaro riferimento, tra le righe, alle sue esternazioni sugli attori che «si sentono male per aver interpretato il Duce», allusione trasparente a Pierfrancesco Favino e la sua interpretazione in Il cattivo poeta.
Morrone, classe 1990, originario di Bitonto, aveva raccontato senza filtri il suo percorso, dalla carriera in Italia al successo internazionale, passando per i momenti più bui: la fine del matrimonio, la depressione e l’abuso di alcol, fino al rischio coma etilico. Ma è stato il suo attacco al «circoletto» del cinema nostrano a monopolizzare il dibattito, con una stoccata a chi, pur «pentendosi» di certi ruoli, non rinuncia ai cachet. Un malessere, quello dell’attore, che affonderebbe le radici nella frustrazione per un sistema che, a suo dire, premia logiche di potere più che il talento.




