Il sostegno dai giovani socialisti dell'Empolese e la timidezza della sinistra sulle proteste in Iran

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Dall'Empolese, dove la Federazione dei Giovani Socialisti ha diramato una nota di solidarietà, giunge un sostegno alla rivolta che da settimane scuote l'Iran, un moto popolare che, stando a quanto riportato, sta mettendo a dura prova le fondamenta di un regime autocratico e teocratico. Le cause profonde di questa sollevazione, che non accenna a placarsi, affondano le radici in una crisi economica asfissiante, con un'inflazione che erode i risparmi, e in una repressione sistematica e brutale dei diritti, in particolare quelli delle donne, la cui richiesta di libertà, come quella di poter camminare senza velo, viene pagata a caro prezzo. A pesare, oltre alle difficoltà materiali, è infatti una risposta violenta delle autorità, la quale, secondo quanto denunciato, si avvarrebbe anche di milizie esterne – quali Hamas, Hezbollah e i talebani afghani – per reprimere le manifestazioni, con episodi raccapriccianti che hanno visto donne gettate dai palazzi.

Le critiche all'immobilismo europeo

Proprio in merito alla risposta internazionale a questa crisi, Piero Fassino ha espresso una critica netta, parlando di un'eccessiva prudenza che paralizzerebbe l'Europa e, in special modo, la sinistra. L'ex ministro, intervenendo in televisione, ha definito "timida" la mobilitazione a sostegno degli iraniani, attribuendo tale cautela a un calcolo politico dettato dalla paura: il timore, cioè, che un sostegno troppo esplicito alle proteste possa essere interpretato come un avallo a possibili azioni unilaterali del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Una valutazione, la sua, che solleva il velo su un dibattito strategico complesso e sulle sue ricadute.

Il dibattito sulle etichette e le contraddizioni

Il panorama delle reazioni, peraltro, non è omogeneo e presenta delle evidenti contraddizioni, come quelle evidenziate da chi ha fatto notare come alcuni esponenti della sinistra abbiano manifestato sostegno per altre cause – come quella palestinese a Gaza o per il governo venezuelano – senza poi esprimere la stessa solidarietà per il popolo iraniano. Una discrepanza che ha alimentato un acceso dibattito, spesso condito da accuse reciproche e dall'uso inflazionato di termini come "fascista", un'etichetta che, come ricordato, viene ormai applicata in modo così indiscriminato da aver finito per essere attribuita persino a figure storiche del sindacalismo italiano quando si sono trovate a dover gestire questioni di ordine pubblico.

La complessità di una solidarietà senza confini

La questione iraniana, dunque, trascende i confini nazionali e diventa un banco di prova per la coerenza politica e per la capacità di tradurre i principi in azioni concrete. Mentre il regime degli Ayatollah reagisce con ferocia, la solidarietà internazionale si scontra con calcoli geopolitici e con paradossi ideologici, in un contesto dove la difesa dei diritti umani dovrebbe, in teoria, prescindere da ogni altra considerazione. La posizione dei giovani socialisti toscani, in questo quadro, si staglia come una presa di posizione netta, un atto di sostegno che va al di là delle esitazioni e che si richiama a un principio semplice ma potente: la libertà degli altri è la libertà di tutti, un concetto che, nella sua apparente ovvietà, sembra ancora faticare a trovare applicazione universale.

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