Linus: “La tv ha annoiato, l’Ai non ricreerà la parola”
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Da domani, venerdì 29 maggio, e fino a domenica, il borgo di Dogliani, nelle Langhe cuneesi, si trasformerà in un vivace laboratorio culturale a cielo aperto per celebrare la quindicesima edizione del Festival della Tv. Quella del 2026, che ha come filo conduttore il tema “Dialoghi Coraggiosi”, rappresenta un traguardo significativo per una manifestazione nata quasi per scommessa: trasformare un paese di quattromilacinquecento anime in un punto di riferimento imprescindibile per l’intero sistema dei media nazionali.
A certificare il successo di questa intuizione ci pensano i numeri delle scorse edizioni – 1441 ospiti, 537 incontri e oltre 2500 ore di diretta – che restituiscono l’idea di un evento capace di mantenere intatta la sua sostanza, pur nella cornice intima di piazze e vicoli.
Il programma diffuso tra le tre piazze
L’edizione 2026, organizzata da “Il Idee al Lavoro” con la direzione artistica di Federica Mariani, si articolerà in tre palchi principali (Umberto I, Carlo Alberto e la nuova postazione di Confraternita), ospitando un’agenda fitta di 49 incontri e oltre cento volti noti dello spettacolo, dell’editoria e dell’informazione.
Quest’anno, il via alle danze in piazza Umberto I sarà affidato a un vero e proprio evento nel panorama televisivo italiano: la consegna del Premio Fiat alla Carriera, che precederà di pochi minuti l’arrivo di Gerry Scotti, il conduttore che ha recentemente riscritto le regole del prime time grazie al successo de “La Ruota della Fortuna”.
Accanto a lui, nel corso delle tre giornate, si alterneranno sul palco i direttori dei principali quotidiani (da Luciano Fontana a Emiliano Fittipaldi), i giornalisti Enrico Mentana e Aldo Cazzullo – quest’ultimo protagonista di un monologo su Francesco d’Assisi – e artisti come Serena Dandini, Giorgio Panariello e Katia Follesa.
Linus, la parola come ultimo baluardo
Tra gli interventi più attesi di sabato, figura certamente quello di Linus, il conduttore simbolo di Radio Deejay, che salirà sul palco per confrontarsi con Elvira Serra; le sue recenti dichiarazioni (rilasciate in un’intervista a La Stampa) offrono una lente privilegiata per interpretare lo spirito dell’intera manifestazione. Secondo Linus, la televisione contemporanea, quella dei formati sempre più standardizzati, avrebbe ormai annoiato il pubblico, spingendo chi ascolta a cercare altrove quella scintilla perduta.
E, in questo senso, l’intelligenza artificiale non rappresenta affatto una salvezza, poiché le macchine, per quanto potenti, non potranno mai ricreare la profondità, l’imprevedibilità e il calore della parola umana: quell’unico strumento che un algoritmo non potrà mai replicare. La sua è quindi una dichiarazione di fiducia nella sostanza del confronto, nella narrazione artigianale che non ha paura di essere complessa, lontana anni luce dalla perfezione fredda e asettica delle sintesi digitali.
Un messaggio che si sposa perfettamente con il tema scelto per l’anno, sottolineando l’urgenza di ritrovare il coraggio di dialogare (e di ascoltare) senza filtri.
Uno sguardo all’inchiesta e alla musica
Il programma, che si dipana da mattina a sera, non tralascia i generi più ardui dell’informazione e dell’arte. Nelle intenzioni degli organizzatori, c’è spazio per l’approfondimento del caso Moro e della vicenda Tortora, che verranno ripercorsi dall’attore Fabrizio Gifuni in un atto unico carico di memoria civile.
Allo stesso modo, non mancheranno gli appuntamenti con la cronaca nera e le indagini, affidati alla penna di Stefano Nazzi e di Carlo Lucarelli, capaci di trattare i fatti di sangue con il giusto rigore, senza cadere nel sensazionalismo ma concentrandosi sui retroscena giudiziari e sugli aspetti investigativi.
Sul fronte musicale, le serate saranno animate da Noa (sabato) e dal progetto “Suoni dal futuro” di Manuel Agnelli (domenica), a dimostrazione di come il festival consideri il palco un contenitore trasversale, in grado di accogliere tanto la canzone d’autore quanto la sperimentazione più audace.
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