La Juve affonda all'Olimpico, Tudor non arretra di un passo
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
Un'ombra grigia, fitta e persistente continua ad avvolgere la Juventus, che all'Olimpico di Roma ha incassato la terza sconfitta consecutiva, un dato che non si registrava da tempo e che fotografa una crisi profonda, strisciante, ormai divenuta la cifra distintiva di un club che pare aver smarrito la sua strada. Contro una Lazio compatta e determinata, per la quale è bastato il gol di Toma Basic a decidere la contesa, i bianconeri hanno offerto un'immagine di sé sbiadita e confusa, incapaci di imprimere una svolta a un destino che, partita dopo partita, sembra condurli verso un progressivo e inesorabile declino. La mancanza di un centravanti di peso, un gioco spesso prevedibile e la sfortuna, che talvolta si accanisce contro chi già fatica a trovare la propria dimensione, hanno contribuito a un esito amaro, il quale, se da un lato regala tre punti pesanti alla formazione di Sarri, dall'altro getta la squadra di Tudor in un baratro di dubbi e interrogativi.
L'episodio che accende la polemica
A complicare ulteriormente la serata juventina, già di per sé tribolata, è intervenuto un episodio arbitrale destinato a far discutere a lungo e ad alimentare le proteste della dirigenza bianconera. Nel corso del secondo tempo, un contatto in area di rigore tra Gila e l'attaccante juventino Conceicao, il quale, secondo molte ricostruzioni, sarebbe stato chiaramente ostacolato nell'azione, non è stato giudicato dall'arbitro Colombo, il quale, nonostante il prolungato consulto con il VAR, ha deciso di non concedere il calcio di rigore. Una decisione, questa, che ha privato la Juventus di quella che poteva essere l'occasione più chiara per riaprire una partita altrimenti chiusa nella grigia monotonia di un gioco sterile e poco incisivo, lasciando sul campo il rammarico per un'opportunità mancata e l'amarezza per una giustizia sportiva percepita come parziale.
La reazione di un allenatore sotto pressione
Sul banco dei sostituti, Igor Tudor, chiamato a guidare la squadra in un momento di transizione particolarmente delicato, ha cercato di dare una scossa durante la ripresa con l'inserimento di Yildiz al posto di Cambiaso, un cambiamento tattico che, tuttavia, non è riuscito a modificare sostanzialmente le sorti di un incontro dominato dalla ritrosia offensiva di entrambe le compagini. Al termine della gara, di fronte ai cronisti, l'allenatore croato ha mostrato un volto combattivo e fiero, rifiutando con decisione ogni ipotesi di un passo indietro e respingendo con secca determinazione le domande sul suo futuro, che le ultime prestazioni hanno reso quantom mai incerto. "Non me ne frega niente", ha affermato con tono perentorio, sottolineando come la sua unica preoccupazione sia quella di lavorare per risollevare le sorti della squadra, senza lasciarsi intimorire dalle voci di esonero che iniziano a circolare con insistenza.
Un bilancio che non ammette attenuanti
Il quadro che emerge da questa ennesima sconfitta è, sotto il profilo statistico, impietoso e non lascia spazio a molte interpretazioni: la Juventus, infatti, non riesce a vincere una partita di campionato da otto giornate, un digiuno che risale alla vittoriosa e rocambolesca sfida contro l'Inter, e non segna un gol da quattro turni consecutivi. Un dato, quest'ultimo, che la dice lunga sulle carenze in fase realizzativa, un problema cronico che la dirigenza non è riuscita a sanare e che ora si paga in classifica, con un distacco dalle posizioni di vertice che appare sempre più significativo. La "Vecchia Signora", così, si ritrova a fare i conti con una crisi di identità e di risultati che va ben oltre la singola sconfitta, configurandosi come un vero e proprio spartiacque per una stagione che rischia di concludersi senza aver centrato alcuno degli obiettivi prefissati.




