Venezuela, l’ex capo dei servizi Hugo Carvajal testimone chiave contro Maduro
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Redazione Esteri
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La complessa partita giudiziaria che vede al centro il presidente venezuelano Nicolas Maduro potrebbe avere una svolta decisiva, una di quelle che ribaltano completamente gli scenari processuali. Secondo quanto riportato dalla rivista Newsweek, infatti, gli Stati Uniti avrebbero dalla propria parte un supertestimone, una figura di primo piano che per anni ha operato nel cuore del sistema di sicurezza del paese caraibico. Si tratta di Hugo Armando Carvajal Barrios, noto con il soprannome di “El Pollo”, che fu a capo della direzione dell’intelligence militare venezuelana, un ruolo di assoluta fiducia prima della rottura con Maduro, il quale lo accusò di tradimento. Dopo essere stato estradato e arrestato dalle autorità statunitensi, l’ufficiale, lo scorso giugno, ha dichiarato la propria colpevolezza per una serie di reati gravissimi – come il narcotraffico – che sono gli stessi per i quali è sotto inchiesta il leader venezuelano, in una coincidenza che gli inquirenti considerano di straordinario valore.
Il peso della testimonianza
La collaborazione di Carvajal, la cui conoscenza diretta dei meccanismi interni al regime di Caracas è ritenuta pressoché totale, costituisce un elemento di pressione senza precedenti. Le sue dichiarazioni, che si prevede andranno a corroborare l’accusa di un presunto cartello narcoterrorista legato al palazzo presidenziale, potrebbero fornire quel dettaglio operativo che spesso manca nelle inchieste internazionali di questa portata. Del resto, la sua posizione gli consentiva di avere una visione privilegiata, se non diretta, di attività illecite, un fatto che rende la sua futura deposizione in aula un momento atteso con estrema attenzione dagli osservatori. La sua condanna, derivante dal patteggiamento, è stata ovviamente calibrata in funzione della collaborazione che ora è chiamato a offrire, in un classico scambio tra giustizia e informazione che caratterizza molti dei grandi processi.
L’operazione militare e le reazioni
L’arresto di Maduro e di sua moglie, descritto come un assalto “senza precedenti” condotto mentre dormivano, è stato ordinato direttamente dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il quale ha fatto del Venezuela uno dei fronti principali della sua politica estera. L’obiettivo dichiarato era quello di condurli sul suolo americano per essere processati, un’azione che ha immediatamente scatenato un terremoto politico. Da Washington, Trump ha annunciato di essere pronto a un nuovo attacco, qualora necessario, sostenendo che gli Stati Uniti dovranno “gestire il paese fino alla transizione” verso un nuovo governo, una frase che evoca scenari di amministrazione controllata. Nel frattempo, la Corte Suprema del Venezuela, rimasta in carica, ha reagito ordinando alla vicepresidente Delcy Rodriguez di assumere le funzioni presidenziali ad interim, cercando di garantire una parvenza di continuità costituzionale.
Gli scenari politici dopo la cattura
Sul piano interno, la leader dell’opposizione e premio Nobel per la pace Maria Corina Machado ha salutato l’evento come l’arrivo dell’“ora della libertà”, proclamandosi pronta a guidare il paese. Tuttavia, dalla Casa Bianca è arrivata una netta frenata, con Trump che ha fatto sapere come, secondo la sua valutazione, Machado non abbia “il sostegno necessario” per un tale compito, lasciando intendere che la transizione sarà un percorso lungo e sotto stretta sorveglianza. La reazione internazionale non si è fatta attendere, con la Cina che ha chiesto a gran voce la “immediata liberazione” di Maduro e l’interruzione di quello che ha definito un puro e semplice “rovesciamento del governo”. Mentre il presidente venezuelano sarebbe detenuto nel carcere di Brooklyn, in attesa dell’inizio del processo, il quadro rimane estremamente fluido, con molti che si interrogano sulle prossime mosse della giustizia americana e sulla tenuta delle istituzioni a Caracas.




