Star Wars: Galactic Racer, la recensione di un racing roguelite che riscopre lo spirito di Burnout
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Una gara di sgusci dura pochi minuti ne La minaccia fantasma, ma è bastata a lasciare ai videogiochi un’eredità lunga quasi trent’anni. Non era soltanto una questione di velocità. In quella sequenza George Lucas aveva immaginato un intero mondo sportivo: piloti con rivalità personali, motori costruiti in garage improbabili, truffatori in tribuna, pezzi di ricambio che potevano decidere un destino.
Da quell’intuizione era nato Star Wars: Episode I – Racer, pubblicato nel 1999, che portava gli sgusci su console e PC con una fedeltà tale da diventare il titolo più venduto nel Regno Unito nella settimana del lancio.
Una lega clandestina nell’era della Nuova Repubblica
Star Wars: Galactic Racer, sviluppato da Fuse Games e pubblicato da Secret Mode in collaborazione con Lucasfilm Games, riprende quell’eredità e la sposta in un’epoca precisa: gli anni immediatamente successivi alla caduta dell’Impero Galattico, quando la Nuova Repubblica cerca di rimettere insieme i pezzi della galassia. È in questo vuoto di potere che nasce la Galactic League, un circuito clandestino dove sindacati e faccendieri finanziano le gare e i campioni si forgiano nel caos.
Il giocatore veste i panni di Shade, un pilota solitario con un conto in sospeso da regolare, affiancato da Hibi, un meccanico dall’ottimismo incrollabile. La campagna si costruisce come una storia di riscatto sportivo, con un antagonista arrogante e una serie di eventi che si diramano in base alle scelte compiute tra una corsa e l’altra.
Un sistema di potenziamenti nato su foglietti e dadi
Per progettare il sistema di progressione di Galactic Racer, Fuse Games non è partita da un sofisticato simulatore. Il direttore creativo Kieran Crimmins ha raccontato a Eurogamer che il team ha utilizzato foglietti Post-it, appunti sparsi e dadi per testare rapidamente le meccaniche di potenziamento prima di implementarle nel motore grafico. L’obiettivo era capire se le combinazioni di pezzi e abilità generassero sensazioni soddisfacenti, senza dover attendere i tempi di sviluppo di un prototipo digitale.
Da quel processo artigianale è nato un sistema che ricorda l’ABC dei roguelite: dopo ogni evento si sceglie tra tre caratteristiche da potenziare, si seleziona un componente tra i trecento disponibili (con diversi gradi di rarità, dal base al Leggendario) e si acquisiscono abilità fino a un massimo di quattro in contemporanea, ciascuna con livelli di potenziamento e deviazioni.
Quattro classi di veicoli e tracciati che cambiano le regole
Galactic Racer mette a disposizione quattro tipologie di veicoli a levitazione, ognuna con un modello di guida distinto. I landspeeder privilegiano l’aggressività e le curve fluide, le speeder bike puntano su frenate decise e accelerazioni brucianti, gli skim speeder premiano la precisione delle traiettorie e la capacità di mantenere lo slancio, mentre gli sgusci, molto più veloci, gareggiano separatamente per non rendere impossibile il confronto con gli altri mezzi.
I tracciati attraversano luoghi familiari e nuovi: dal Cimitero dei Giganti di Jakku, dove si sfreccia tra Star Destroyer abbattuti e AT-AT in rovina, al ghiaccio di Ando Prime, fino agli ambienti ostili di Sentinel I. La struttura delle gare è di tipo runs-based, con una campagna ramificata che procede per atti e richiede di gestire non solo la velocità, ma anche le risorse e le alleanze.
La ricezione della critica internazionale
All’uscita, avvenuta il 6 ottobre 2026 su PC, PlayStation 5, Xbox Series X/S e Amazon Luna, Galactic Racer ha raccolto valutazioni molto positive. La media su Metacritic si attesta su 88, con il 97% delle recensioni classificate come positive, piazzando il titolo tra i migliori giochi di Star Wars di sempre per punteggio. Testate come Eurogamer, Giant Bomb e Radio Times hanno assegnato il massimo dei voti, lodando la sensazione di velocità, la qualità del modello di guida e l’efficacia della struttura roguelite applicata a un racing arcade.
Alcune voci fuori dal coro, come Respec, hanno invece assegnato un 7, riconoscendo l’ottima fattura delle gare ma segnalando la mancanza di modalità più tradizionali e una sezione dedicata agli sgusci che avrebbe meritato maggiore sviluppo. Al netto delle differenze, il gioco si è imposto come uno dei titoli più discussi della stagione autunnale, capace di attirare l’attenzione anche di chi non segue abitualmente il genere.
L’eredità di Burnout e la scommessa sul roguelite
Fuse Games è uno studio fondato da veterani di Criterion, il team che ha creato Burnout Paradise. Non è un dettaglio secondario: la filosofia di quell’esperienza, fatta di incidenti spettacolari, rischio calcolato e soddisfazione fisica della guida, è riconoscibile in ogni curva di Galactic Racer. Matt Webster, fondatore e amministratore delegato dello studio, ha spiegato a Eurogamer che il problema dei racing moderni è la mancanza di conseguenze: la possibilità di riavvolgere il tempo o ricominciare senza penalità toglie peso alle decisioni.
Da qui l’idea di una struttura a run, dove un errore costa caro ma insegna, e dove ogni tentativo lascia qualcosa in eredità al successivo. Craig Derrick, produttore esecutivo di Lucasfilm Games, ha aggiunto che gli incidenti non sono un accessorio, ma parte integrante della fantasia: i veicoli della Galactic League sono costruiti con pezzi di recupero, mezzi fragili e pericolosi, e il loro destino è quello di schiantarsi in modo memorabile.
Il risultato è un racing arcade che rifiuta la linearità della campagna classica e abbraccia la ripetizione consapevole del roguelite, trasformando ogni sconfitta in un’occasione per affinare il proprio veicolo e la propria comprensione dei tracciati. La scelta di ambientare la storia in un angolo remoto della cronologia di Star Wars, lontano dalle grandi saghe familiari e dalle minacce galattiche, permette al gioco di costruire un tono più leggero e concentrato sulla competizione sportiva.
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