Partinico, madre e figlio morti in una cisterna satura di anidride carbonica

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Una cisterna interrata, due cisterne per l'esattezza, utilizzate per conservare materiale agricolo. È questo lo scenario della tragedia consumatasi a Partinico, in provincia di Palermo, in via Lorenzo Perosi, dove Rosalia La Manna, 37 anni, e il figlio Vincenzo Troia, 21 anni, hanno perso la vita nella mattinata di lunedì 21 settembre. Secondo la ricostruzione fornita dai vigili del fuoco, all'interno del garage sotto l'abitazione di famiglia non c'era ossigeno a sufficienza per respirare: le cisterne erano sature di anidride carbonica.

La dinamica ricostruita dai soccorritori

Il giovane sarebbe sceso nel locale per recuperare le reti utilizzate per la raccolta delle olive, che la famiglia conservava all'interno delle due cisterne interrate. Quando non lo ha visto risalire, la madre lo ha chiamato più volte; non ricevendo risposta, è scesa a sua volta per soccorrerlo. Entrambi sono morti in pochi minuti, senza che i soccorsi potessero intervenire in tempo utile. A dare l'allarme sono stati i familiari; sul posto sono giunti i sanitari del 118, i carabinieri e i vigili del fuoco, che non hanno potuto fare altro che constatare il decesso.

Le squadre del nucleo Nbcr, specializzate negli interventi in presenza di rischi chimici e biologici, sono entrate nel garage utilizzando bombole per l'aria respirabile e hanno avviato le verifiche per mettere in sicurezza l'area. Le operazioni sono proseguite per tutta la mattina.

L'origine delle esalazioni letali

Nelle cisterne, secondo quanto accertato, non era conservata uva, come era emerso nelle prime fasi dell'intervento, bensì le reti per la raccolta delle olive. Il materiale organico rimasto sulle reti, lasciato all'interno dei contenitori per circa un anno, si sarebbe decomposto, favorendo la produzione di anidride carbonica. Questo gas, in concentrazioni elevate, può sostituire l'ossigeno presente in un ambiente chiuso e provocare rapidamente perdita di coscienza e morte per asfissia. Saranno comunque gli accertamenti delle autorità a stabilire con precisione le cause dei decessi.

La dinamica richiama alla memoria un altro episodio avvenuto a Partinico, dove qualche tempo fa due fratelli erano morti in circostanze analoghe a causa delle esalazioni presenti in un ambiente utilizzato per la conservazione di prodotti agricoli.

Il contesto familiare e l'attività agricola

La famiglia La Manna-Troia era impegnata da anni nel settore agricolo. Rosalia La Manna era formalmente titolare di un'impresa agricola biologica che produceva anche olio; l'attività quotidiana veniva portata avanti insieme al marito e al figlio. Vincenzo lavorava soprattutto come trattorista con il padre. I due avevano recentemente acquistato un trattore di ultima generazione per ampliare le attività di lavorazione dei terreni.

Il giovane, diventato padre da pochi mesi, viveva con la compagna e il figlioletto, nato a maggio, in una casa proprio di fronte a quella dei genitori, nella stessa via dove si è consumata la tragedia. I carabinieri hanno avviato le indagini per ricostruire con esattezza la sequenza degli eventi.

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