Donzelli: con Hamas come polizia meglio che la guerra, poi lo Stato di Palestina
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Redazione Esteri
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La posizione del Parlamento italiano, che con la mozione della maggioranza ha legato il riconoscimento dello Stato di Palestina all’esclusione di Hamas dal futuro di Gaza, si scontra con le evoluzioni degli accordi promossi dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Questi, infatti, prevedono che il movimento, pur rinunciando a qualsiasi ruolo di governo, assolva a compiti di polizia nell’enclave per un periodo di tempo non precisato. Una contraddizione, che pone interrogativi sulle condizioni poste dall’Italia, la quale aveva indicato come prerequisito l’assenza di qualsiasi ingerenza da parte del gruppo fondamentalista.
Le condizioni italiane e il piano americano
Mentre Trump, nel dettaglio del suo piano, ha ottenuto l’impegno formale di Hamas e delle altre fazioni a non partecipare alla governance di Gaza “direttamente, indirettamente o in qualsiasi forma”, l’accordo stesso contempla una transizione durante la quale i suoi membri, una volta restituiti tutti gli ostaggi e impegnatisi per una coesistenza pacifica, potrebbero gestire funzioni di ordine pubblico. È in questo frangente che la dichiarazione di Donzelli, il quale ha giudicato preferibile la soluzione con Hamas impiegato come forza di polizia piuttosto che la prosecuzione del conflitto, segna un possibile adattamento della posizione italiana al nuovo contesto negoziale.
L’avvertimento di Trump a Hamas
Dal canto suo, il presidente statunitense ha mantenuto un tono di fermezza, lanciando un avvertimento netto durante un incontro alla Casa Bianca. «Se Hamas non rinuncia alle armi, ci penseremo noi», ha affermato Trump, sottolineando come l’operazione sarebbe condotta “velocemente e forse con violenza” insieme agli alleati. Una dichiarazione che delinea un’ulteriore condizionalità, oltre a quelle già esistenti, e che sembra voler tenere sotto pressione il movimento per garantire l’effettiva implementazione degli accordi, i quali promettono l’amnistia per i membri di Hamas che smantelleranno le proprie armi.
La complessa architettura degli accordi
La struttura del piano, pertanto, appare articolata su più livelli, dove alla rinuncia formale al potere politico si affianca un ruolo operativo temporaneo per Hamas, il cui esito finale è però vincolato al disarmo. Se da un lato il movimento viene quindi “sdoganato” in una funzione di polizia, dall’altro la sua persistenza come entità armata non è tollerata, creando una sequenza di passaggi la cui attuazione concreta sarà decisiva per il futuro dell’intera regione e per le successive prese di posizione della diplomazia internazionale.




