Asti, violenze sulla moglie invalida per dieci anni: il quarantenne finisce in carcere

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un incubo lungo quasi un decennio, quello che si è consumato tra le mura domestiche di una coppia astigiana, si è infine concluso all'alba di martedì 5 maggio con l'arresto di un uomo di 40 anni, accusato di aver trasformato la vita della moglie in un vero e proprio calvario fatto di botte, umiliazioni e violenze sessuali. La vittima, una cinquantenne cui è stata riconosciuta l'invalidità civile al 100 per cento, ha subito per anni le angherie del coniuge, il quale – approfittando della sua fragilità fisica e psicologica – avrebbe dato sfogo a una rabbia incontrollata sin dal 2017, come ricostruito dalle indagini condotte dalla polizia giudiziaria della Procura della Repubblica di Asti.

L'inchiesta e le denunce ritirate

Non si è trattato, purtroppo, di episodi isolati, bensì di una sistematica catena di soprusi che la donna ha tollerato in silenzio per paura. Lei stessa, infatti, in più occasioni aveva trovato il coraggio di sporgere denuncia nei confronti del marito, salvo poi ritirarle quasi immediatamente: il timore di subire ritorsioni ancora più violente, una volta rientrata tra quelle mura che avrebbero dovuto proteggerla ma che si erano trasformate in una gabbia, era semplicemente troppo forte. Gli inquirenti, attraverso una lunga e accurata attività investigativa che ha incrociato referti medici e testimonianze raccolte in ambienti protetti, sono riusciti a ricostruire la spirale di terrore che ha segnato l'esistenza della cinquantenne, la quale – come si legge nei rapporti – aveva già più volte fatto accesso al pronto soccorso a causa delle aggressioni fisiche e verbali subite, arrivando perfino a mettere in atto gesti anticonservativi.

Le accuse e la custodia cautelare

All'uomo, arrestato dagli agenti della sezione di polizia giudiziaria, vengono ora contestate una serie di ipotesi di reato particolarmente gravi, tra cui maltrattamenti in famiglia, lesioni personali dolose (plurime, aggravate dalla condizione di minorata difesa della vittima) e violenza sessuale. La Procura, al termine delle indagini, ha richiesto e ottenuto dal Gip (giudice per le indagini preliminari) un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, successivamente convalidata dal giudice nell'udienza di garanzia. L'arrestato, che non ha figli dalla donna, è stato tradotto e ristretto nel carcere "Lorusso e Cutugno" di Torino, in attesa che il procedimento giudiziario faccia il suo corso; al momento – stando a quanto si apprende – l'uomo avrebbe ammesso solo parzialmente le proprie responsabilità nell'interrogatorio di garanzia.

La messa in sicurezza della vittima

Proprio nelle settimane antecedenti l'arresto, la situazione era precipitata nuovamente: a un ulteriore atto di violenza, i servizi sociali e la Questura hanno risposto allontanando d'urgenza la donna dalla casa familiare e collocandola in una struttura protetta, un provvedimento resosi necessario per strapparla a un contesto domestico ormai del tutto incompatibile con la sua incolumità. La vulnerabilità della vittima, aggravata dall'invalidità totale che la rendeva completamente dipendente dal carnefice, rappresenta – a detta degli investigatori – l'elemento più agghiacciante di questa vicenda, un fattore che l'imputato avrebbe sfruttato senza alcuno scrupolo per imporre la sua volontà con la violenza fisica e sessuale. L'inchiesta, che ha portato alla luce un vero e proprio regime di terrore durato circa dieci anni (con le violenze acclarate almeno dal 2017), si giova anche della sinergia tra i sanitari, i servizi psichiatrici e l'autorità giudiziaria, senza la quale – forse – quella donna sarebbe rimasta ancora a lungo in balia del suo aguzzino.

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