Juve, il blocco offensivo e le soluzioni di Tudor tra modulo e infortuni
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Redazione Sport
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Nonostante l’alternanza tra i suoi elementi più rappresentativi, l’attacco della Juventus stenta a trovare continuità realizzativa, un dato di fatto che, se da un lato impone una riflessione approfondita sulle scelte tecniche, dall’altro getta un’ombra sugli sviluppi di questa prima parte di stagione. L’ultima rete in campionato di un centravanti bianconero, per la precisione, risale all’incontro con il Genoa dello scorso 31 agosto, quando Dusan Vlahovic riuscì a siglare il proprio personale riscatto dopo un periodo non semplice. Da allora, il cosiddetto “valzer” tra il serbo, Timothy David e Loïs Openda non ha prodotto i risultati sperati, lasciando la squadra di Igor Tudor in una posizione di attesa, in cerca di quella scintilla che possa finalmente sbloccare una situazione divenuta ormai centrale nel dibattito quotidiano.
Vlahovic, l’unica certezza in un momento di confusione
Proprio Vlahovic, nonostante le fluttuazioni prestazionali di tutto il reparto avanzato, sembra essere l’unico a poter vantare una traccia, seppur lieve, di continuità, il che lo rende il candidato più probabile per la titolarità nella prossima sfida contro il Como. L’allenatore croato, del resto, pare intenzionato a non stravolgere il proprio impianto tattico, preferendo lavorare sulla condizione fisica e mentale dei suoi giocatori, ai quali chiede, inevitabilmente, un passo in avanti in termini di concretezza sotto porta. Una necessità divenuta sempre più stringente, che spinge verso scelte obbligate, dettate più dalla cronaca dei fatti che da pure valutazioni di merito.
L’ipotesi del doppio centravanti e l’ombra di Bremer
Per ovviare alla sterile produzione realizzativa, circola con insistenza l’ipotesi di un cambio di formazione che preveda l’utilizzo di due punte centrali affiancate, una soluzione che, se da un lato richiama scelte tattiche adottate in altri contesti – come quelle recenti della nazionale italiana – dall’altro mira a sbloccare il potenziale di David e Openda, finora rimasti in ombra. L’idea di Tudor, che alcuni paragonano per approccio a certe intuizioni di Gennaro Gattuso, sarebbe proprio quella di creare sinergie diverse in attacco, cercando di riaccendere le doti del Vlahovic delle prime giornate e, al contempo, di dare fiducia ai suoi compagni. A complicare il panorama, tuttavia, si è inserito l’infortunio a Bremer, la cui assenza per diverse settimane costringe a ripensamenti anche in fase di costruzione del gioco, dove la sua sicurezza era divenuta un punto di riferimento imprescindibile. La sua sostituzione, per la quale si valuta la maggiore affidabilità di Daniele Rugani rispetto ad altre opzioni, rappresenta un ulteriore tassello di un puzzle che l’allenatore deve comporre con pazienza.
Le certezze che mancano e la strada obbligata della pazienza
La situazione, nel suo complesso, delinea un periodo di transizione per la Juventus, nel quale la sperimentazione e l’adattamento si mescolano alla necessità impellente di raccogliere risultati immediati. L’infortunio del difensore brasiliano, ormai in gran parte metabolizzato nella sua gravità sebbene le discussioni sui social abbiano talvolta estremizzato i tempi di recupero, aggiunge un ulteriore livello di complessità alla pianificazione di Tudor, il quale si trova a dover bilanciare le esigenze di un reparto offensivo poco prolifico con quelle di una difesa privata del suo perno. La partita contro il Como, in questo scenario, non sarà solo una semplice trasferta di campionato, ma un banco di prova cruciale per verificare la bontà di queste prime valutazioni e per capire se la strada intrapresa possa condurre a quel miglioramento che tutti, dall’interno del club, si aspettano.




