Vannacci sulla cena per la marcia su Roma: «Io parteciperei»
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Roberto Vannacci si è detto pronto a partecipare a una cena per celebrare la marcia su Roma, come quelle organizzate negli ultimi giorni da alcuni esponenti di Futuro Nazionale. Il leader del partito ha risposto ai giornalisti durante un punto stampa a Milano, il 2 novembre: «La marcia su Roma, il 28 ottobre del 1922, è una data storica, quindi se abbiamo delle persone che si interessano di storia e che vogliono ripercorrere quei momenti storici, non vedo quale sia il problema». Alla domanda se avrebbe preso parte a un incontro del genere, ha precisato che «parteciperei a una cena o una conferenza», collocando la ricorrenza sullo stesso piano di altre date del calendario nazionale, come l'Unità d'Italia.
Il no al 25 aprile e lo scontro in piazza
Davanti ai cronisti, in piazza Oberdan, il leader di Futuro Nazionale ha escluso per ora la partecipazione alle manifestazioni del 25 aprile. «Quando il 25 aprile diventerà una festa conciliante, sì. Se continua a essere un modo per dividere i buoni dai cattivi, mi dispiace ma non è questo il mio spirito», ha detto, ricordando di aver partecipato «tantissime volte» alla ricorrenza in uniforme, «rendendo onore ai caduti e alla Repubblica», e di averlo fatto «con grande fierezza». Il tour milanese è proseguito fino a piazza Duomo, dove si è consumata una contestazione: una persona lo ha apostrofato definendo «abominevoli» le sue idee sulle donne e «vergognose» le sue posizioni, dando vita a un acceso scambio di battute davanti alle telecamere.
Che cosa fu la marcia su Roma
La marcia su Roma fu la mobilitazione delle squadre fasciste che, tra il 27 e il 31 ottobre 1922, convergettero sulla capitale con l'obiettivo di portare Benito Mussolini al governo. Le stime sui partecipanti oscillano tra le 15.000 e le 25.000 camicie nere, mentre Mussolini seguiva gli eventi da Milano. Il governo di Luigi Facta aveva predisposto lo stato d'assedio, ma il re Vittorio Emanuele III rifiutò di firmarlo il 28 ottobre, pur potendo contare su circa 28.000 soldati nella capitale. Quel rifiuto lasciò via libera al leader fascista, al quale il sovrano affidò l'incarico di presidente del Consiglio pochi giorni dopo. La marcia, dunque, non fu un'insurrezione militare decisiva: il suo esito dipese dalla scelta del re.
Burgio e la corsa a Milano
Al fianco di Vannacci, durante la visita, c'era il candidato sindaco Carmelo Burgio, generale dei carabinieri in congedo, la cui candidatura è stata annunciata l'8 agosto dal palco della Versiliana per le comunali milanesi del 2027. Futuro Nazionale ha deciso di correre da sola, senza alleanza con il centrodestra, a Milano come a Bologna, Roma e Napoli. Burgio aveva già dichiarato che parteciperebbe al corteo del 25 aprile con un «certo che parteciperei», posizione diversa da quella del leader. Nello stesso periodo aveva fatto discutere l'uso del termine «rastrellamenti» in riferimento a Rogoredo: l'Anpi di Milano aveva definito quelle parole «fascista», mentre Burgio aveva parlato di operazioni ad alto impatto, non di «treni per Auschwitz».
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
