Un marchio registrato riaccende i sogni su Divinity, ma Larian frena gli entusiasmi

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   La silenziosa comparsa di un nuovo marchio, depositato in Europa e legato alla proprietà intellettuale di Divinity: Original Sin, ha riportato alla ribalta lo storico franchise di Larian Studios, alimentando quelle teorie che da giorni circolavano insistentemente tra i fan più appassionati. Il documento, il cui contenuto è divenuto di pubblico dominio, presenta infatti un logo dal design aggiornato e due icone, elementi che, seppur non conclusivi, hanno fatto subito pensare a un possibile nuovo capitolo della serie. L'ipotesi, come spesso accade in questi casi, si è intrecciata con il clamore mediatico generato dalla misteriosa statua rivelata per The Game Awards, divenuta in poche ore il catalizzatore di ogni speculazione immaginabile.

La smentita che arriva dalla stessa fonte del publishing

Proprio mentre le congetture si moltiplicavano, collegando quell'enigma scultoreo a titoli come un nuovo God of War o The Elder Scrolls VI, la voce di un insider ha orientato molti sguardi verso Larian, suggerendo un legame con un annuncio della software house belga. Tuttavia, chi sperava in una conferma ufficiale o in un cenno di assenso si è scontrato con una presa di posizione netta, espressa con toni pacati ma inequivocabili. Michael Douse, responsabile della divisione publishing dello studio, è intervenuto personalmente sui social per smorzare l'attesa, paragonando la sua azione alla delicatezza con cui la sabbia spegne un piccolo fuoco, una metafora che ha deluso molti ma che ha rimarcato l'intenzione di non alimentare false aspettative. Una posizione che, di fatto, sembra distanziare almeno nell'immediato lo studio da un annuncio legato alla statua, lasciando quel marchio registrato in una zona d'ombra ancora tutta da interpretare.

Anche un altro pesante candidato esce dalla ridda delle ipotesi

La ridda di supposizioni, d'altronde, non si è limitata a Larian, avendo toccato anche altri titoli attesi. Tra questi c'era Lords of the Fallen II, il cui ritorno era stato preannunciato per i prossimi mesi. Anche in questo caso, però, è arrivata una smentita diretta da parte del vertice aziendale, con il CEO di CI Games che ha escluso pubblicamente qualsiasi collegamento tra il loro progetto e l'oggetto misterioso, pur dichiarandosi lusingato dal fatto che molti giocatori avessero pensato proprio al loro lavoro. Una serie di smentite, queste, che restringono il campo delle possibilità ma che non bastano a placare la curiosità di un pubblico sempre in cerca del prossimo, grande annuncio, soprattutto in prossimità di un evento di portata globale come i The Game Awards.

Il significato di un marchio in attesa di un contesto

Rimane dunque l'interrogativo sul valore effettivo di quel deposito di marchio, un atto amministrativo che, se da un lato dimostra un interesse attivo nel mantenere viva e protetta l'identità di Divinity: Original Sin, dall'altro non costituisce di per sé un annuncio di sviluppo. La storia del settore è ricca di casi simili, dove il rinnovo di un asset intellettuale serve a preservare diritti futuri senza implicare un progetto in fase avanzata. Ciò non toglie che il design modernizzato del logo abbia acceso una scintilla di legittimo interesse per un franchise che, dopo il trionfo critico e commerciale di Baldur's Gate 3, molti osservatori ritenevano messo momentaneamente in pausa. La scelta di Larian di comunicare con chiarezza, preferendo deludere sul breve termine piuttosto che creare ambiguità, riflette una linea precisa, lasciando che siano i fatti, e non le statue, a parlare quando sarà il momento giusto.

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