Spalletti a Istanbul, strascichi di Inter-Juve: «Da Chivu non me l’aspettavo, Kaluli si prende del fesso»
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
Archiviare in fretta quanto accaduto domenica sera a San Siro, e farlo prima del fischio d’inizio dei playoff di Champions League contro il Galatasaray: l’obiettivo, per la Juventus di Luciano Spalletti, è chiaro sulla carta ma decisamente più complicato da realizzare nei fatti, considerato che il tecnico di Certaldo, alla vigilia della trasferta turca, è tornato a punzecchiare Cristian Chivu e l’Inter per l’espulsione rimediata da Pierre Kalulu. Il calendario, si sa, non concede tregua e impone di voltare pagina immediatamente, ma il tecnico bianconero, nelle dichiarazioni rilasciate prima ai microfoni di Sky Sport e poi in conferenza stampa dal Rams Park, ha voluto difendere il suo difensore francese, reo, secondo l’ex tecnico della Nazionale, di aver subito «due torti colossali» in una sola partita. «Mi dispiace – ha esordito Spalletti – che un bravo ragazzo come Kalulu, una persona perbene, dopo essere stato punito ingiustamente, debba prendersi anche del fesso dall’allenatore della squadra avversaria, e da Chivu, che conosco bene, non me lo sarei mai aspettato».
L’allenatore della Juventus, nel pre-partita che vale l’accesso agli ottavi contro una squadra che schiera in attacco Victor Osimhen e l’ex nerazzurro Mauro Icardi, ha usato termini misurati ma inequivocabili per esprimere il proprio disappunto nei confronti del comportamento del suo collega sulla panchina dell’Inter. Il riferimento, chiaramente, è alle dichiarazioni rilasciate da Chivu dopo il rocambolesco 3-2 del Meazza, quando l’attuale tecnico nerazzurro aveva commentato l’ingenuità di Kalulu, reo secondo lui di aver concesso all’arbitro La Penna il pretesto per estrarre il secondo cartellino giallo. «Oltre ad aver ricevuto due torti clamorosi – ha proseguito Spalletti – non penso che un calciatore debba anche prendersi del fesso dall’allenatore avversario. Questo dà a me la possibilità di parlare del comportamento dei calciatori dell’Inter, cosa che non devo fare, ma se dovessi farlo, sarebbero cazzi amari per loro, e Chivu lo sa». Parole pesanti, quelle del mister di Certaldo, che ha preferito non approfondire oltre ma che ha lasciato intendere come la vicenda, a suo avviso, abbia superato i confini della normale dialettica post-partita.
La trasferta di Istanbul, che storicamente ha sempre riservato poche soddisfazioni ai bianconeri – basti pensare alla nevicata del 2013 che costò l’eliminazione dalla Champions – diventa così lo scenario per un confronto che poco ha a che fare con la tattica. Spalletti, che guida una squadra reduce da una sconfitta immeritata per come si era messa la partita, ha cercato di trasformare la rabbia in carburante, sottolineando come la simulazione, quella messa in atto da Bastoni per indurre l’arbitro all’errore, sia «un’offesa al calcio e al professionista». L’ex ct azzurro, pur trattenendosi dall’entrare nel merito dei singoli episodi che hanno coinvolto giocatori interisti, ha ribadito il concetto che la sua squadra deve crescere a tal punto da non permettere agli avversari di determinare il risultato con certi espedienti. Un messaggio chiaro alla squadra, chiamata a una prova di maturità in un ambiente ostile come quello turco, ma anche una stoccata indiretta a chi, come Chivu, ha ritenuto di dover sindacare sul comportamento dei giocatori altrui dimenticando, evidentemente, quanto accaduto dall’altra parte.
La difesa a spada tratta del suo giocatore e il parallelo con i nerazzurri
La conferenza stampa di Spalletti, inevitabilmente, ha ruotato attorno ai due poli opposti della medaglia: da un lato la difficilissima sfida europea contro il Galatasaray di Okan Buruk, squadra fisica e trascinata da un dodicesimo uomo rappresentato dai propri tifosi; dall’altro la necessità, per l’allenatore, di proteggere il proprio spogliatoio da quelle che percepisce come ingerenze esterne. «Io non voglio parlare sopra le parole di Elkann e dei dirigenti – ha precisato Spalletti – loro hanno già parlato. Io posso solo dire che Pierre è un ragazzo solare, una persona perbene, e che debba prendersi del bischero dall’allenatore avversario è una cosa che non mi sarei mai aspettato, soprattutto da lui». L’utilizzo del termine “bischero”, gergo toscano per indicare una persona ingenua o poco furba, non è casuale e restituisce la misura del fastidio provato dal tecnico, il quale ha più volte rimarcato come Chivu, da ex giocatore e da persona che conosce bene l’ambiente, avrebbe dovuto evitare certi commenti.
La frecciata, però, non si ferma alla sola tutela di Kalulu. Spalletti, infatti, gioca di sponda e, pur senza citare mai direttamente Alessandro Bastoni o altri giocatori dell’Inter, lascia intendere che il taccuino degli appunti potrebbe essere ben più ricco di quanto non voglia ammettere. «Se io ora parlassi del comportamento dei giocatori dell’Inter – ha tuonato il mister – sarebbero guai seri, ma non lo farò. Non è mio compito». Un silenzio, il suo, che suona più come una minaccia incombente che come una reale volontà di pacificazione, soprattutto alla luce delle dichiarazioni del designatore arbitrale Rocchi, che ha definito l’espulsione di Kalulu «un chiaro errore» e ha parlato di «simulazione chiara» da parte del difensore nerazzurro, aggiungendo che in questo campionato «si cerca in tutti i modi di fregare gli arbitri». Parole, quelle del numero uno della CAN, che di fatto hanno dato ragione alle rimostranze bianconere e che Spalletti ha fatto sue, pur mantenendo un profilo istituzionale in vista di una gara europea che richiede concentrazione massima.
L’esame Champions tra le polemiche e l’inferno di Istanbul
Se il fronte italiano ribolle di polemiche, quello europeo presenta insidie tutte diverse e altrettanto temibili. La Juventus, priva di diversi elementi importanti e costretta a reinventarsi un attacco per l’assenza di Vlahovic e Milik, si affida a Jonathan David e alla qualità di Kenan Yildiz, turco di nascita e quindi particolarmente motivato nel match giocato nella sua terra. Spalletti, interrogato sull’importanza della sfida, ha risposto con una metafora efficace: «Quando ci sono luci così forti, come in queste partite, non hai più ombra, quindi non hai spazio per nasconderti. Dobbiamo prenderci tutte le responsabilità, sapendo che ogni nostra difficoltà verrà sfruttata dagli avversari». L’attenzione, ha ribadito, deve essere totale e non deve essere contaminata da ciò che è successo a Milano, se non per trarre quella forza mentale mostrata dalla squadra nei minuti in cui è rimasta in dieci uomini contro l’Inter. «Paradossalmente – ha spiegato – in dieci abbiamo fatto meglio, e quella forza mentale dobbiamo portarcela dietro».
Il tecnico ha poi speso parole al miele per alcuni dei suoi uomini, in particolare per Weston McKennie, definito «un esempio per tutti» per la sua generosità e per la capacità di ricoprire più ruoli, e per gli attaccanti a disposizione, con Loïs Openda che potrebbe trovare spazio dal primo minuto. La gestione delle energie, in una fase così congestionata della stagione, diventa cruciale: «Abbiamo giocato l’altro ieri – ha ricordato Spalletti – e l’unico modo per combattere la fatica è far recuperare i giocatori. Anche fare le stesse cose affatica la mente, per cui oggi meglio lasciarli riposare». Un approccio pragmatico, il suo, che cerca di blindare la squadra dalle distrazioni esterne e di concentrarla esclusivamente sulla prestazione. L’obiettivo, nemmeno troppo nascosto, è quello di strappare un risultato positivo in Turchia per poi giocarsi il passaggio del turno al ritorno, ma per farlo servirà tenere lontani i fantasmi di San Siro e quelle scintille verbali con Chivu che, a quanto pare, non si sono ancora del tutto spente.
Description: Spalletti critica Chivu alla vigilia di Galatasaray-Juventus: "Kalulu ha subito due torti e si prende del fesso. Da lui non me l'aspettavo".




