Svindal su Vonn: «più nervoso io, ma è una tosta». Brignone e i dubbi sul ginocchio

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Nell'aria tersa di Cortina d'Ampezzo, dove la neve delle Tofane ha ospitato una prima prova di discesa libera che di per sé non ha consegnato alle cronache particolari indicazioni tecniche, a catalizzare l'attenzione generale è stata inevitabilmente la presenza di Lindsey Vonn. La campionessa statunitense, reduce dalla caduta a Crans-Montana e dalla conseguente lesione del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro, è apparsa in pista indossando un tutore, un'immagine che di per sé ha generato un mormorio di curiosità e di interrogativi. Alcuni, nei corridoi del circo bianco, hanno cominciato a sussurrare dubbi sulla reale entità di quell'infortunio, ipotizzando scenari non del tutto coincidenti con il racconto ufficiale, mentre la sciatrice affrontava la pista con la determinazione che la contraddistingue.

Le parole di Brignone e il confronto con il proprio passato

Al termine della sessione, Federica Brignone ha voluto esprimere il proprio punto di vista, tracciando un paragone con una esperienza personale che le è ben nota. «Se il suo infortunio fosse stato come il mio, non sarebbe qui», ha dichiarato l'azzurra, spiegando come, in un caso di gravità paragonabile a quello da lei vissuto, dopo soli tre giorni ci si troverebbe costretti all'uso delle stampelle o addirittura di una sedia a rotelle. Un commento che, sebbene non esplicito nel mettere in discussione la diagnosi, lascia trasparire un certo scetticismo sulla rapidità del ritorno in attività, gettando un'ombra di perplessità su quanto effettivamente accaduto e sulle reali condizioni dell'atleta. La stessa Vonn, del resto, aveva descritto le sue sensazioni in pista, ammettendo di aver cercato principalmente di «stare sui piedi» e segnalando una risposta non ottimale dello sci nella parte alta del tracciato.

L'analisi dell'allenatore Svindal

Aksel Lund Svindal, allenatore della Vonn, ha fornito invece una lettura tecnica della performance, sottolineando come l'atleta abbia saputo gestire la situazione con intelligenza, senza spingersi oltre i limiti dettati dalla circostanza. «Ero più nervoso io», ha ammesso, rivelando l'ansia di chi segue da vicino un recupero così delicato. Il norvegese ha poi aggiunto di aver osservato una sciata sostanzialmente simmetrica, senza notare differenze evidenti tra l'azione sulla gamba destra e quella sulla sinistra, che era proprio l'obiettivo principale di quella tornata di allenamento. «È una tosta, diciamo così», ha concluso, usando un'espressione che riassume la tenacia della sciatrice e le risposte, almeno in apparenza, positive che stavano cercando in vista dell'appuntamento olimpico.

La replica pubblica della Vonn ai dubbi

La polemica, peraltro, non è rimasta confinata dentro i recinti del tracciato veneto, ma ha trovato spazio anche sulle piattaforme digitali, dove qualcuno ha avanzato l'ipotesi che l'infortunio fosse in realtà datato a prima dell'incidente di Crans-Montana. Lindsey Vonn, puntando con decisione verso i Giochi di Milano-Cortina, ha replicato direttamente su X a quelle voci, con un secco ringraziamento indirizzato sarcasticamente al «dottore» che aveva formulato tale supposizione. Una mossa che chiude, almeno pubblicamente, la discussione, ribadendo la versione ufficiale di un recupero da record messo in atto per arrivare pronti all'olimpo bianco, nonostante le ferite e i sussurri che inevitabilmente le accompagnano.

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