David di Donatello 2026, il total black conquista il red carpet di Cinecittà tra i cambi di Bianca Balti e lo shock look di Arisa

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Redazione Interno Redazione Interno   -   **La standing ovation per i vincitori, destinata in larga parte al trionfatore della serata "Le città di pianura" di Francesco Sossai (otto statuette aggiudicate, comprese miglior film e regia), non ha distolto l’attenzione da ciò che accadeva fuori dalla sala del Teatro 23, riaperto per l’occasione.

Nel suggestivo set dell’Antica Roma che fa da cornice alla 71esima edizione -9, i flash dei fotografi hanno catturato un parterre di ospiti rigorosamente in divisa cromatico, con un dress code che – in barba alla primavera romana – ha imposto il nero assoluto come unico denominatore comune.

Se da un lato l’assenza di colore ha rischiato di appiattire la gamma estetica dell’evento, dall’altro ha permesso ai materiali e ai tagli di emergere con prepotenza, trasformando il tappeto rosso in una passerella di texture ed effetti luce. ilfattoquotidiano +3

Bianca Balti, una macchina di look per la regia del gala

La serata, condotta dalla top model affiancata da Flavio Insinna, ha visto proprio lei, Bianca Balti, come principale interprete della versatilità sartoriale.

Il suo primo ingresso in scena è stato affidato a una scultura vivente firmata Issey Miyake, un corsetto rigido in vernice nera che le lasciava la schiena nuda, abbinato a una gonna ampia con spacco.

Un attimo dopo, eccola già trasformata in un’architettura minimalista firmata Jil Sander, dimostrando – con un cambio d'abito ripetuto svariate volte nel corso della diretta – una propensione alla metamorfisi che ha tenuto banco tra gli addetti ai lavori.

Lontana dalle rigidità del cerimoniale, la co-conduttrice ha utilizzato l’abbigliamento come controcanto alla conduzione ufficiale, dosando con cura gioielli importanti e tacchi vertiginosi per mantenere alta l’attenzione anche nei momenti di stallo tecnico. ilfattoquotidiano +3

Matilda De Angelis e il fascino discreto del velluto Armani

A raccogliere il testimone dell’eleganza più classica ci ha pensato Matilda De Angelis, reduce dal premio come miglior attrice non protagonista e apparsa sul tappeto in una creazione Giorgio Armani Privé che ha fatto scuola.

L’abito a sirena in velluto nero, impreziosito da inserti di cristalli tono su tono posizionati strategicamente sui fianchi, giocava interamente sull’espediente della schiena scoperta; una scelta, quest’ultima, che ha confermato la tendenza già emersa nelle scorse settimane sui red carpet internazionali.

A completare il quadro, il nuovo caschetto corto e mosso dell’attrice lasciava spazio a degli orecchini tempestati di zaffiri firmati Tiffany&Co., dimostrando che, nel totale rispetto del codice monocromatico, l’unico lusso concesso fosse quello della stratificazione dei preziosi. ilmessaggero +3

Arisa, l’audacia della trasparenza e il coup de théâtre in bianco

Ma se il nero è stato il re indiscusso della serata, c’è chi ha cercato di giocare d’astuzia per rubare la scena. Arisa, ormai habitué delle metamorfosi stilistiche, ha diviso il suo giudizio in due atti distinti.

Sul red carpet, la cantautrice ha scelto un completo firmato Project Hope che ha osato dove altri hanno solo suggestionato: un body in tulle nero semitrasparente dal taglio sgambatissimo, abbinato a una gonna a vita bassissima che lasciava i fianchi nudi, un azzardo che ha alzato la temperatura delle cronache di moda.

E mentre i puristi della sartoria italiana arricciavano il naso, ecco spiazzarli sul palco: abbandonato il nero per uno slip dress candido di Alessandra Rich, tempestato di micro cristalli e dotato di uno strascico morbido, Arisa ha illuminato la scena con una luminosità opposta, dimostrando che a Cinecittà, per stupire, a volte basta un cambio di scena drammatico. libero +3

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