Bab el-Mandeb, le forze yemenite riprendono lo stretto: l'offensiva "Alba dello Yemen"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Le forze fedeli al governo yemenita riconosciuto a livello internazionale hanno annunciato di aver riconquistato il controllo dello stretto di Bab el-Mandeb, il passaggio marittimo che separa il Corno d'Africa dalla penisola arabica e che rappresenta la porta d'ingresso meridionale del Mar Rosso. L'operazione, condotta con il sostegno aereo della coalizione guidata dall'Arabia Saudita, ha portato le unità governative a riprendere il distretto di Dhubab e l'omonimo aeroporto, punti strategici che dominano l'accesso allo stretto.

L'importanza strategica di Bab el-Mandeb

Bab el-Mandeb è uno dei passaggi marittimi più critici al mondo: largo appena una ventina di chilometri nei suoi punti più stretti, collega il Golfo di Aden al Mar Rosso e, attraverso il Canale di Suez, al Mediterraneo. Ogni giorno vi transitano petroliere, portacontainer e navi mercantili dirette verso l'Europa o provenienti dall'Asia. Chi controlla le alture costiere di Dhubab può monitorare e minacciare il traffico marittimo con droni e missili, come hanno dimostrato gli attacchi alle navi commerciali condotti negli ultimi anni.

L'offensiva "Alba dello Yemen"

La controffensiva governativa, battezzata "Alba dello Yemen", è scattata dopo settimane di avanzata delle milizie Houthi lungo la costa occidentale. Lo scorso settembre il gruppo sciita aveva conquistato la città portuale di Mokha, il distretto di Dhubab e l'isola di Mayun, nel cuore dello stretto, portando la propria artiglieria a ridosso delle rotte commerciali. Il portavoce delle forze armate yemenite, il generale Majid al-Nuzaili, ha reso noto l'avvio di un "attacco strategico" anche contro la capitale Sanaa, in mano agli Houthi dal 2014.

Il ruolo dell'Arabia Saudita e le rivendicazioni degli Houthi

Il portavoce della coalizione a guida saudita, il generale Turki al-Malki, ha dichiarato che circa cento aerei da combattimento hanno preso parte all'operazione e che 324 obiettivi sono stati distrutti dall'inizio dell'offensiva. Riad ha ribadito il proprio "pieno supporto operativo" alle forze yemenite, mentre i ribelli Houthi hanno accusato l'Arabia Saudita di "guidare direttamente l'aggressione" contro il Paese. Il capo negoziatore del gruppo, Mohamed Abdulsalam, ha sostenuto che Riad dovrà assumersi "la piena responsabilità" delle conseguenze.

Una guerra che dura da oltre un decennio

Il conflitto yemenita affonda le radici nel 2014, quando gli Houthi conquistarono Sanaa, spingendo il governo riconosciuto a chiedere l'intervento internazionale. Nel marzo 2015 l'Arabia Saudita formò una coalizione militare con l'obiettivo dichiarato di restaurare l'autorità governativa, ma dopo oltre dieci anni di guerra nessuna delle parti è riuscita a imporre una soluzione militare definitiva.

Una tregua negoziata dalle Nazioni Unite nel 2022 aveva congelato gran parte dei fronti, ma l'accordo si è progressivamente sgretolato nel corso del 2026, portando a una nuova escalation.

Le conseguenze umanitarie

L'intensificarsi dei combattimenti lungo la costa occidentale ha provocato lo sfollamento di oltre 149.000 persone, secondo i dati dell'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni. Il Programma Alimentare Mondiale ha segnalato che il 74 per cento delle famiglie nelle aree accessibili non riesce a soddisfare i bisogni alimentari di base, il dato più alto registrato quest'anno. Complessivamente, più di 22 milioni di persone nel Paese necessitano di assistenza umanitaria, inclusi 5,2 milioni di sfollati interni.

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