Il tramonto della Terra visto dalla Luna, e quel ghiaccio che cambierà l’esplorazione spaziale

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   La nuova stagione dell’esplorazione lunare, quella che dovrebbe portare a un insediamento stabile anziché a semplici “visite” simboliche, è stata ufficialmente aperta dai quattro astronauti della missione Artemis II della Nasa. L’obiettivo dichiarato – e non potrebbe essere altrimenti, visto il dispiegamento di risorse tecniche e politiche – è la costruzione di una colonia nel Polo Sud della Luna, un’area che custodisce una risorsa tanto prosaica quanto potenzialmente rivoluzionaria: il ghiaccio d’acqua. Depositatosi nel fondo di alcuni crateri in epoche remote, portato presumibilmente da comete, questo ghiaccio si trova in regioni di buio perenne, dove la luce del Sole non arriva mai. E proprio da quel ghiaccio, spiegano i documenti di missione, si potranno ricavare ossigeno e idrogeno: elementi non solo necessari per sostenere la vita umana in un eventuale habitat, ma anche fondamentali per alimentare i motori dei razzi che faranno la spola con la Terra. Un dettaglio, quest’ultimo, che trasforma l’idea di una base lunare da esercizio di stile a vero e proprio snodo logistico per il futuro del volo spaziale.

«Non ho saputo resistere»: la tentazione del tramonto terrestre

Wiseman, che insieme ai suoi colleghi aveva dichiarato al rientro – parole testuali – che «la Terra è speciale», ha voluto dare una testimonianza diretta di quella sensazione. Nel post pubblicato lunedì, l’astronauta racconta di non aver saputo resistere alla tentazione di riprendere il «tramonto della Terra» con il proprio telefono. È una frase, quest’ultima, che ribalta completamente la nostra abitudine visiva: da sempre abituati a vedere la Luna sorgere e tramontare all’orizzonte terrestre, ecco che dalla Luna è la Terra a offrire il rovescio della medaglia. Un tramonto, quello terrestre, che avviene dietro il profilo lunare e che Wiseman ha fissato in un video destinato a diventare un piccolo documento storico, al di là della sua veste tecnica di “ripresa amatoriale” con uno smartphone.

Ghiaccio, ossigeno e il futuro di una colonia al Polo Sud

Se le immagini conquistano l’immaginario collettivo, la sostanza del progetto Artemis II è però tutta nelle scelte razionali che hanno portato a puntare sul Polo Sud lunare. Non si tratta di una destinazione casuale: i crateri in ombra perpetua, spiegano i rapporti della Nasa, conservano il ghiaccio perché la loro temperatura non sale mai abbastanza da farlo sublimare. Da quel ghiaccio, mediante processi di elettrolisi o altre tecniche ancora in fase di studio, si estrarrebbe ossigeno per respirare e idrogeno per i propellenti. Significa, in altre parole, che una futura base lunare potrebbe produrre in loco parte di ciò che serve per sopravvivere e per muoversi, riducendo la dipendenza dai rifornimenti dalla Terra. Un passaggio obbligato, questo, se l’intenzione è quella di un insediamento stabile e non di una semplice serie di missioni simboliche. Wiseman, con il suo iPhone puntato verso il pianeta, ha restituito la poesia del progetto; il ghiaccio nel fondo dei crateri ne rappresenta la prosa, altrettanto indispensabile.

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