Battisti, le lettere alla mamma sono pubbliche dal 2019: la replica del nipote alla vedova
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La polemica sulle missive di Lucio Battisti finite all'asta a Roma, lo scorso 26 giugno, si arricchisce di un nuovo e decisivo capitolo. A prendere la parola, dopo le critiche della vedova Grazia Letizia Veronese, è il nipote del cantautore, Andrea Barbacane, il quale ha voluto chiarire un aspetto giuridico e sostanziale che pareva essere sfuggito nel dibattito pubblico.
Le ventidue lettere indirizzate dal giovane musicista alla madre, aggiudicate per circa 35mila euro all'interno della vendita di Memorabilia organizzata da Finarte, non rappresenterebbero un'invasione di campo o un atto di speculazione postuma, bensì un materiale già accessibile a chiunque da diversi anni.
La replica del nipote e lo stato giuridico delle missive
Andrea Barbacane, intervenendo a margine delle dichiarazioni rilasciate dalla vedova, ha sottolineato con fermezza che quelle stesse carte sono "di dominio pubblico sin dal 2019". Un'affermazione che ribalta completamente la prospettiva della vicenda, spostando il fulcro della discussione dal piano etico a quello fattuale. Secondo quanto riferito dal nipote, la signora Veronese avrebbe avuto tutto il tempo e la facoltà di acquisire i documenti in quella data ormai lontana, senza che ciò pregiudicasse la loro natura di testimonianze storiche.
La replica, secca e circostanziata, arriva a distanza di pochi giorni dall'asta capitolina, andata in scena presso la sede di via del Babuino.
Il riferimento temporale non è casuale, perché il 2019 rappresenta uno spartiacque nella disponibilità di questi scritti, dopo la loro emersione in un contesto diverso da quello puramente privato. Barbacane ha voluto ristabilire un ordine dei fatti, controbattendo all'idea che si fosse trattato di un'estromissione arbitraria dalle dinamiche ereditarie o affettive.
L'acquisto da parte dei collezionisti, in questa prospettiva, non configurerebbe un gesto di scarsa sensibilità, quanto piuttosto l'esito naturale di un bene entrato a pieno titolo nel commercio e nella consultazione pubblica, al pari di altri cimeli appartenenti al patrimonio culturale italiano.
La posizione della vedova e il valore delle testimonianze intime
Nei giorni scorsi era stata proprio Grazia Letizia Veronese, compagna di una vita del cantautore scomparso nel 1998, a sollevare la propria voce per stigmatizzare la messa all'incanto. La vedova aveva definito l'operazione "un'assoluta mancanza di rispetto e di sensibilità", con particolare riferimento alla natura estremamente privata del contenuto di quelle pagine, in cui si rivelano "aspetti intimi" del giovane Battisti. Parole che avevano riaperto il solco, mai del tutto richiuso, tra gli eredi della memoria dell'artista e chi, invece, ne gestisce la dimensione commerciale o documentale.
In una delle missive più significative, datata 15 ottobre 1963 e scritta da Verona, il futuro idolo delle folle rassicurava la madre sulle proprie condizioni fisiche con un tono che alterna la tenerezza filiale a un accenno di nostalgia. "Per quanto riguarda la mia permanenza a Verona puoi stare tranquilla: mangio tre volte al giorno e dormo con sufficienza", scriveva Battisti, aggiungendo considerazioni sulla vita in tournée e la speranza che le cose potessero andare per il meglio.
"Spero proprio che le cose vadano bene perché qualche giorno fa mi è ripresa un pò di nostalgia per la scuola, ma forse sarà perché erano tempi spensierati e perché mano mano che cresco devo affrontare problemi più grossi". Questi frammenti, ora finiti in mani private, raccontano il passaggio dall'adolescenza alla maturità artistica, con tutte le incertezze del caso.
L'asta di Finarte e il successo della vena pittorica
L'incanto capitolino, che ha totalizzato oltre 200 mila euro di aggiudicazioni per l'intera sezione di Memorabilia, ha offerto uno spaccato sorprendente della poliedricità di Lucio Battisti. Accanto alle lettere, che pure hanno catalizzato l'attenzione mediatica e acceso la polemica, il vero protagonista dell'asta è stato il Battisti artista visivo. Il lotto più prezioso è risultato essere un'opera intitolata "La canzone della terra", realizzata sul retro di un arazzo nel 1971: un dipinto che ha fruttato 24.
130 euro, più del doppio rispetto alla stima iniziale, diventando di fatto il top lot dell'intera vendita.
Questo duplice volto del cantautore, quello del ragazzo in trasferta che scrive alla madre e quello del pittore sperimentale, ha dimostrato una tenuta di mercato che va ben oltre la semplice rievocazione nostalgica. La produzione pittorica di Battisti, rimasta per anni ai margini delle biografie ufficiali, sta infatti conquistando il favore di collezionisti e appassionati, i quali vedono in quei tratti un'estensione coerente della sua ricerca estetica.
Le lettere, dal canto loro, restano un tassello fondamentale per comprendere le radici di un'epoca musicale, sebbene la loro attuale collocazione in mani private e la contrapposizione tra i familiari ripropongano interrogativi sulla gestione della memoria degli artisti.




