Ghiaccio e gol, la Francia passa a Boston: al Brasile di Ancelotti non basta Bremer

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Si è trattato di un vero e proprio antipasto di Mondiale, quello servito ieri sera al Gillette Stadium di Foxborough, nel Massachusetts, dove il termometro segnava temperature più da fine inverno che da pre-estate. Eppure, il clima gelido non ha impedito a Francia e Brasile di offrire un saggio piuttosto sostanzioso di quelle che potrebbero essere le dinamiche della prossima rassegna iridata, con i Blues di Didier Deschamps che hanno avuto la meglio sulla Seleçao di Carlo Ancelotti con il punteggio di 2 a 1. Un risultato, quest’ultimo, che porta con sé indicazioni opposte per le due compagini: da un lato la conferma della solidità e dell’efficacia offensiva francese, capace di gestire anche l’inferiorità numerica; dall’altro, per i verdeoro, la terza sconfitta in nove gare da quando l’allenatore italiano siede sulla panchina, con qualche interrogativo in più che si aggiunge in vista dell’appuntamento di giugno.

La doppia firma di Mbappé ed Ekitike nonostante l’inferiorità numerica

A sbloccare il match ci ha pensato, puntuale come un orologio svizzero, Kylian Mbappé. Al 32’ del primo tempo, il capitano transalpino ha raccolto un filtrante preciso di Ousmane Dembélé per poi superare Ederson con un delizioso pallonetto, dimostrando – come se ce ne fosse bisogno – che le voci sul suo stato di forma erano decisamente esagerate. La sua rete, la numero 56 in nazionale, lo ha portato a un solo gol dal record assoluto di Olivier Giroud, un traguardo che sembra ormai questione di tempo. Il primo tempo si è chiuso sullo 0-1, con il Brasile incapace di trovare varchi in una difesa francese ben protetta dal centrocampo.

La svolta, o meglio quella che sembrava dover essere la svolta, è arrivata all’inizio della ripresa. Al 55’ il difensore Dayot Upamecano è stato espulso per un intervento da ultimo uomo su Wesley, dopo che il Var ha trasformato il cartellino giallo iniziale in un rosso diretto. I tifosi verdeoro, numerosissimi sugli spalti nonostante i costi proibitivi dei biglietti, hanno pensato che fosse il momento della rimonta. Ma la Francia, da grande squadra quale è, non si è scomposta. Anzi, dieci minuti dopo l’espulsione, Hugo Ekitike ha raddoppiato con un altro pallonetto chirurgico sugli sviluppi di un contropiede orchestrato da Michael Olise, mettendo di fatto la partita in ghiaccio.

Bremer, il gol e il ritorno: la consolazione della Juve in casa verdeoro

Nel momento di maggiore difficoltà, con la squadra sotto di due gol e in balia degli avversari, il Brasile ha trovato la forza per reagire grazie a un calciatore che di grinta ne ha da vendere. Al 78’, Gleison Bremer, difensore della Juventus, ha trovato la via del gol sfruttando al meglio un cross dalla sinistra di Luiz Henrique, accorciando le distanze e riaprendo per un istante un finale che sembrava già scritto. Per il centrale brasiliano si è trattato del primo centro in nazionale maggiore, un momento particolarmente significativo considerando il lungo calvario che ha dovuto affrontare. Rientrato in gruppo dopo aver scontato un lungo stop dovuto a un grave infortunio al ginocchio, Bremer ha dimostrato di esserci, regalando a Ancelotti una delle poche note liete della serata. Nonostante gli sprazzi finali di Vinícius Júnior e la spinta degli attaccanti entrati dalla panchina, la rete del pareggio non è arrivata, e la Seleçao ha dovuto arrendersi per la seconda volta consecutiva ai rivali europei.

I nodi di Ancelotti: l’attacco che non segna e il caso Neymar

Al di là del risultato, a pesare nel post-partita sono stati i dati statistici che impreziosiscono la gestione di Carlo Ancelotti. Da quando siede sulla panchina del Brasile, il tecnico italiano ha dato spazio a ben sette attaccanti diversi nel tentativo di trovare la coppia giusta, ma nessuno di questi è mai riuscito a trovare la rete. Un dato che fa rumore, soprattutto se accostato ai cori che dal Gillette Stadium hanno accompagnato la partita. Mentre la Francia era in controllo, i tifosi brasiliani presenti hanno intonato cori in favore di Neymar, il fuoriclasse lasciato a casa per questa tornata di amichevoli.

Interrogato in conferenza stampa sulla possibilità di vedere il 34enne ai Mondiali, Ancelotti ha mantenuto la linea dura, preferendo concentrarsi su chi c’è. “Dobbiamo parlare dei giocatori che sono qui con noi, che si allenano, che danno tutto per la squadra, che lavorano duro ogni giorno”, ha tagliato corto il tecnico, mostrando una certa insofferenza per il tema. Il riferimento ai propri attaccanti è stato chiaro: pur riconoscendo le buone prestazioni di Raphinha e Vinícius, Ancelotti ha dovuto ammettere che i suoi uomini non riescono a concretizzare. Un’amnesia sotto porta che, contro avversari del calibro dei vicecampioni del mondo, finisce per pesare come un macigno.

Il valore del test e la resilienza dei vicecampioni del mondo

Per la Francia di Didier Deschamps, invece, l’amichevole di Boston rappresenta un ulteriore, prezioso mattone nel percorso di avvicinamento al Mondiale. Pur priva di alcuni titolari, la squadra ha dimostrato una solidità difensiva e una freddezza sotto porta che fanno ben sperare in vista della rassegna estiva. La capacità di resistere all’urto e di colpire in contropiede, perfino in inferiorità numerica, è un’indicazione che l’allenatore accoglie con favore. Per Marcus Thuram, entrato nel secondo tempo al posto di Mbappé, sono stati poco più di trenta minuti utili per prendere confidenza con il campo e mettere minuti nelle gambe, in un contesto di altissimo livello. Se da un lato il Brasile torna a casa con il rammarico di un’occasione persa e qualche mal di pancia legato alla gestione del centrocampo e dell’attacco, la Francia si prende la scena, confermandosi una delle macchine da guerra più temibili in vista dell’appuntamento mondiale che, tra meno di tre mesi, riporterà le stelle del calcio proprio sui campi degli Stati Uniti.

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