“Past lives”, il film candidato all’Oscar stasera su Rai 3

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Prende il via questa sera, venerdì 13 febbraio, su Rai 3 il ciclo “Il grande cinema d’autore”, una rassegna che la rete dedica alle prime visioni di registi e registe, e a inaugurarla, nell’appuntamento serale delle 21.20, ci sarà “Past Lives”, l’opera prima di Celine Song di cui tanto si è parlato nella scorsa stagione cinematografica. Si tratta di un film che ha collezionato nomination e premi un po’ in tutto il mondo, dai Golden Globe agli Oscar, dove nel 2024 è riuscito a strappare due candidature, una per la migliore sceneggiatura originale e l’altra, la più prestigiosa, per il miglior film. Un risultato notevole, se si considera che parliamo di un esordio assoluto dietro la macchina da presa -3-10.

La regista, coreana di nascita ma canadese d’adozione, ha infatti trasposto sul grande schermo una storia che porta con sé molti elementi della sua biografia, quella di una donna che, come la protagonista Nora, si trova a fare i conti con due culture, due lingue e, inevitabilmente, con ciò che si è lasciata alle spalle -2-6. Il racconto, che molti hanno paragonato per intensità e sensibilità alla trilogia “Before” di Richard Linklater o a certe atmosfere sospese di Wong Kar-wai, segue l’intreccio delle esistenze di Na Young e Hae Sung, due ragazzi legati da un'amicizia profonda nata a Seul quando avevano solo dodici anni, e poi bruscamente interrotta dall’emigrazione della famiglia di lei in Nord America -1-8.

Un incontro rimandato per ventiquattro anni

La struttura narrativa scelta da Celine Song gioca con il tempo e con la memoria, procedendo per balzi temporali di dodici anni l’uno dall’altro. Dopo il trasferimento in Canada, Na Young, che assumerà poi il nome di Nora, perde completamente le tracce dell’amico, e i due riallacciano i rapporti solo da adulti, nel 2012, quando lui, ormai ventiquattrenne, la rintraccia online. Inizia così una fase di conoscenza a distanza fatta di videochiamate e messaggi, un rapporto virtuale intenso che però, per via degli impegni e delle ambizioni personali di lei, destinata a diventare una scrittrice a New York, finisce per sfilacciarsi una seconda volta -1-4.

Bisognerà aspettare altri dodici anni per quel faccia a faccia tanto agognato, quando Hae Sung, ormai adulto, decide di prendere un aereo e di andare a trovare Nora nella metropoli americana. Lei, nel frattempo, si è sposata con Arthur, uno scrittore ebreo-americano interpretato da John Magaro, e vive una vita stabile e integrata nella sua nuova realtà. È in questo momento che il film trova il suo vero centro, non tanto nel classico triangolo sentimentale, quanto nella domanda, molto più complessa e sfumata, su cosa significhi essere la stessa persona a distanza di anni e in un contesto completamente diverso, su cosa rimanga di quelle anime gemelle cresciute insieme in un’altra vita -5-8.

Il concetto di in-yun e la distanza come specchio dell’identità

Uno dei motivi ricorrenti nel film, e che ha colpito maggiormente la critica, è l’esplorazione del concetto coreano di “in-yun”, che potremmo tradurre come “provvidenza” o “fato”, ma che nella tradizione locale si riferisce nello specifico ai legami karmici tra le persone, accumulati nel corso delle loro relazioni in vite precedenti. Nel corso della narrazione, i protagonisti si interrogano sul significato di questo termine, chiedendosi se il loro rapporto sia il prodotto di migliaia di incontri passati o se, al contrario, la distanza e il tempo non siano semplicemente la prova di come le scelte, quelle consapevoli, finiscano per pesare più del destino -8-5.

Ciò che colpisce, nella messa in scena di Celine Song, è la capacità di rendere tangibili i non detti, le esitazioni, la malinconia di ciò che avrebbe potuto essere e non è stato. La macchina da presa, come notato in diverse recensioni, si sofferma a lungo sui volti, sulle spalle, sugli sguardi dei tre personaggi, lasciando che siano le immagini a parlare più dei dialoghi -1-5. Non ci sono scene madri o colpi di scena plateali, ma una lenta e inesorabile costruzione di un'atmosfera, quella del confronto con le proprie origini e con le strade non percorse, che rende “Past Lives” un'opera prima matura e sorprendentemente sicura della propria poetica.

Un’opera prima tra riconoscimenti e accoglienza critica

Il percorso di “Past Lives” nei festival è stato trionfale: presentato al Sundance Film Festival, è stato poi invitato alla 73esima Berlinale, e ha fatto incetta di premi, tra cui il Best Feature ai Gotham Awards e il riconoscimento per il miglior debutto alla regia dal National Board of Review -2-10. La regista, che in patria è anche figlia d'arte (suo padre è il regista Song Neung-han), ha saputo raccogliere un consenso pressoché unanime, riuscendo a parlare sia al pubblico generalista che alla critica più esigente, grazie a una storia universale, quella dell’amore e dell’identità, raccontata però con uno sguardo intimo e personale -3-6.

La pellicola, distribuita in Italia da Lucky Red e disponibile anche su RaiPlay con il Titolo “Le vie dell’amore”, rappresenta dunque un appuntamento imperdibile per gli appassionati di quel cinema che cerca di scandagliare le pieghe più profonde dell’animo umano, senza ricorrere a facili sentimentalismi. L’appuntamento è per questa sera su Rai 3, un’occasione per vedere o rivedere un film che ha saputo emozionare e far discutere, portando sullo schermo il confronto tra due modi di vivere e sentire, quello orientale e quello occidentale, attraverso la lente di un triangolo amoroso fuori dal comune.

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