Super El Niño, l'Italia tra i 50 Paesi più a rischio: il caldo estremo potrebbe causare 451 mila morti

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il caldo estremo smette di essere una semplice questione di disagio e diventa una minaccia diretta per la sopravvivenza. Secondo un nuovo rapporto del Climate Impact Lab, l'attuale fenomeno di Super El Niño potrebbe provocare circa 451 mila morti aggiuntive nel mondo tra giugno 2026 e febbraio 2027. La stima considera i decessi che potrebbero verificarsi in più rispetto a quelli attesi durante un anno con condizioni climatiche normali.

Anche l'Italia rientra tra i 50 Paesi con il maggior numero previsto di vittime legate alle temperature estreme.

Un fenomeno senza precedenti negli archivi meteorologici

Il fenomeno climatico che si sta sviluppando nell'Oceano Pacifico ha recentemente superato ogni record precedente, affermandosi come l'evento più intenso mai documentato negli archivi meteorologici. Le osservazioni attuali confermano che le temperature della superficie del mare nel Pacifico equatoriale centrale hanno oltrepassato i livelli massimi registrati durante qualsiasi evento passato. Secondo il Climate Impact Lab, questo evento potrebbe spingere le temperature medie globali fino a livelli che, senza il cambiamento climatico, avremmo potuto aspettarci tra circa vent'anni.

I ricercatori lo definiscono una sorta di cartolina dal futuro, un'anticipazione delle condizioni che potrebbero diventare sempre più frequenti se non aumenteranno gli investimenti nell'adattamento climatico.

Le proiezioni sui decessi e le aree più colpite

Le stime del rapporto indicano che gli effetti più pesanti si concentreranno soprattutto nei Paesi del Sud globale, dove alle temperature elevate si sommano spesso maggiore esposizione, sistemi sanitari più fragili e minori strumenti di protezione. Tra i Paesi con il maggior numero di morti aggiuntive previste figurano la Nigeria con 31.400 decessi stimati, il Sudan con 17.500, l'Indonesia con 19.300, le Filippine, il Vietnam, la Thailandia e la Cambogia con 19.400 complessivi, l'India con 15.800 e il Brasile con 13.300.

Nel periodo compreso tra settembre 2026 e febbraio 2027, le stime indicano circa 239 mila decessi aggiuntivi a livello mondiale, con un margine di incertezza di circa 11 mila casi.

L'allarme dell'Ocse su raccolti e prezzi alimentari

Anche l'Ocse è intervenuta sulla questione. Esiste una probabilità del 95% che si verifichi un fenomeno di El Niño molto intenso entro la fine dell'anno, il che potrebbe danneggiare i raccolti. A dichiararlo è stato Mathias Cormann, segretario generale dell'Ocse, durante la conferenza stampa di presentazione dell'Interim report dell'Economic Outlook.

Cormann e il capo economista Stefano Scarpetta hanno spiegato che i prezzi dei generi alimentari e agricoli erano già in aumento a causa del conflitto in Medio Oriente, ma la prospettiva di un intenso El Niño verso la fine dell'anno sta già iniziando a essere incorporata nelle aspettative, con un'accelerazione sulla curva dei future sui prezzi alimentari.

Secondo i vertici dell'organizzazione, se si passasse da un El Niño intenso a uno molto intenso, ciò comprometterebbe ulteriormente i raccolti in particolare nell'Africa meridionale, nel Sud-est asiatico e in America Centrale, colpendo le famiglie più povere e i Paesi a basso reddito e il loro accesso al cibo.

L'impatto sull'Italia e le misure di adattamento

Per quanto riguarda l'Italia, il nostro Paese è tra quelli in cui il caldo estremo rappresenta una crescente minaccia, soprattutto per anziani, persone con problemi di salute, lavoratori all'aperto e categorie più esposte. Negli ultimi anni l'Italia ha già sperimentato ondate di calore sempre più frequenti e intense, con temperature record e periodi prolungati di siccità. Nel periodo compreso tra giugno 2026 e febbraio 2027, in Italia potrebbero essere registrati circa 780 decessi in più associati alle temperature estreme, secondo le stime del rapporto.

Gli autori dello studio sottolineano che molte delle morti previste possono essere evitate attraverso interventi mirati: sistemi di allerta precoce per il caldo, centri di raffrescamento, maggiore disponibilità di acqua, protezione dei lavoratori esposti alle alte temperature e rafforzamento dei servizi sanitari. Michael Greenstone, cofondatore del Climate Impact Lab, ha spiegato che questo numero può sembrare enorme, ma è composto da persone: genitori, figli, nonni, vicini di casa, persone che lavorano e si prendono cura delle proprie famiglie.

Tamma Carleton, faculty head of research del Climate Impact Lab, ha aggiunto che aumentare la risposta di emergenza e indirizzare meglio gli sforzi può salvare molte vite quest'anno, ma tra vent'anni, una volta che le temperature estreme di oggi diventeranno la nuova normalità, non vogliamo trovarci in uno stato di emergenza costante.

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