Fakir, la nipote Yossra dopo le frasi degli agenti: «Nessuna pietà»

Fakir, la nipote Yossra dopo le frasi degli agenti: «Nessuna pietà»
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Redazione Interno Redazione Interno   -   Yossra Fakir, nipote di Abderrahim, il 42enne marocchino morto il 19 luglio in via Svevo, al Pilastro di Bologna, al termine di un contenimento di polizia, è tornata a parlare con un post su Instagram carico di rabbia. Lo ha scritto a nome della famiglia, dopo diverse settimane di silenzio e a tre giorni dalla perizia dei consulenti della Procura sull'autopsia. Al centro del suo sfogo ci sono le parole pronunciate dagli agenti durante l'intervento.

Le frasi dei poliziotti registrate dalla bodycam

Le espressioni dei poliziotti sono state captate dalla bodycam di uno di loro e riportate nella perizia stessa, ed è su quelle che la giovane concentra il suo intervento. Nel post elenca ciò che gli agenti in servizio quel giorno avrebbero detto mentre l'uomo perdeva la vita nel cortile, e lo definisce un comportamento privo di umanità. «Non c'è stata pietà, solo un'indifferenza e una disumanità verbale che tolgono il fiato di fronte a una vita che svanisce», scrive.

Il titolo scelto per il messaggio, «Un orrore che nessuna scusa potrà mai cancellare», chiarisce anche l'atteggiamento verso eventuali giustificazioni successive. La nipote parla di «orrore inqualificabile» e ritiene che le frasi pronunciate siano state senza pietà, quasi indifferenti alla sorte di una persona in difficoltà. Il suo è il primo intervento pubblico dopo quello delle settimane precedenti, e arriva nel momento in cui il contenuto delle registrazioni è diventato noto.

Soccorsi tardivi e inchiesta della Procura

La relazione commissionata dai pm di Bologna, di quasi 300 pagine, dedica una parte alla manovra di contenimento eseguita dagli agenti e muove critiche rilevanti ai soccorsi sanitari. Secondo i consulenti, l'uomo aveva bisogno di un intervento salvavita tempestivo, mentre l'assistenza medica è stata tardiva, inefficace e non in linea con quanto richiedono i protocolli.

L'autopsia era stata eseguita il 24 luglio al Sant'Orsola di Bologna e aveva confermato la presenza di sangue nei polmoni, già emersa da una tac. L'avvocato della famiglia, Fabio Anselmo, aveva riferito che non risultavano fratture. L'inchiesta riguarda sei persone: due agenti di polizia e quattro sanitari, mentre l'azienda sanitaria locale ha aperto una verifica interna sul personale dell'emergenza. I familiari sostengono che l'uomo soffrisse di asma e di problemi cardiaci, un elemento che rientra nel quadro clinico esaminato dai periti.

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