Report, l’attacco di FdI si sposta a Bruxelles con una lettera alla Commissione Ue

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Alla vigilia della rimozione di Sigfrido Ranucci, ormai data per imminente, Fratelli d’Italia cambia fronte e alza il tiro, portando la polemica su Report direttamente nelle stanze di Bruxelles. Il partito di maggioranza, che ha sempre negato qualsiasi intento di natura politica nelle critiche mosse al programma di giornalismo d’inchiesta della Rai, ha deciso di formalizzare le proprie rimostranze dinanzi alla Commissione europea, chiamando in causa il Regolamento sulla libertà dei media.

La mossa, che arriva a pochi giorni dall’annunciato cambio al timone della trasmissione, mira a inserire il caso nel più ampio contesto delle norme comunitarie che tutelano l’indipendenza del servizio pubblico.

La lettera degli eurodeputati e l’accusa di “senso unico”

Sono gli europarlamentari di Fratelli d'Italia, iscritti al gruppo dei Conservatori e riformisti europei (Ecr), a firmare la missiva indirizzata alla vicepresidente esecutiva della Commissione Ue, Henna Virkkunen, in cui si contesta lo “sbilanciamento” della trasmissione condotta da Ranucci.

Secondo quanto scritto nella lettera, un programma del servizio pubblico che viene utilizzato “sistematicamente a senso unico” finirebbe per violare i principi europei di imparzialità e pluralismo, cardini dell’European Media Freedom Act, il regolamento che disciplina proprio l'indipendenza dei media e il corretto funzionamento del mercato interno. La decisione di coinvolgere l’organismo sovranazionale rappresenta un'escalation significativa, che trasforma una vicenda interna alla tv di Stato in un caso politico dalle implicazioni giuridiche internazionali.

L’obiettivo dichiarato dai firmatari è quello di ottenere un pronunciamento che accerti se la condotta tenuta dalla trasmissione negli ultimi anni sia compatibile con gli standard europei, in particolare per quanto riguarda il trattamento equo delle forze politiche.

I numeri del Giornale e la replica del Movimento 5 Stelle

A sostegno della tesi secondo cui Report avrebbe assunto una linea editoriale parziale, gli esponenti di FdI hanno richiamato i dati pubblicati oggi da Il Giornale, secondo i quali nel periodo compreso tra il 2022 e il 2026 quasi una puntata su due della trasmissione, precisamente il 43,5%, avrebbe avuto per oggetto in qualche modo Fratelli d’Italia. Un’incidenza che, a giudizio del partito, dimostrerebbe un'attenzione sproporzionata verso il governo e la sua maggioranza, alimentando un clima di delegittimazione.

Di contro, sempre sulla base delle elaborazioni del quotidiano, le inchieste che hanno riguardato il Movimento 5 Stelle rappresenterebbero soltanto l'1,5% del totale su circa 118 puntate analizzate. Questa disparità numerica è stata prontamente rilanciata dai parlamentari di FdI per replicare alle critiche arrivate dai grillini, i quali hanno bollato l’iniziativa come un attacco alla libertà di stampa e hanno sostenuto che la trasmissione avrebbe sempre realizzato inchieste su tutte le forze politiche senza distinzioni.

Proprio in risposta a queste dichiarazioni, i vertici del partito di maggioranza hanno parlato di “faccia tosta”, definendo imbarazzante la posizione del M5S che, a loro avviso, finisce per difendere l’indifendibile e per negare l’evidenza dei numeri, chiedendo anzi scuse al governo Meloni per le accuse di pressione politica.

Lo scenario giudiziario e il parallelo con il caso Lavitola

Lo scontro politico intorno a Report e al suo conduttore, che si intreccia inevitabilmente con le vicende che hanno portato alla decisione del cambio di conduzione, ritorna inoltre a lambire il fronte giudiziario, con il caso Valter Lavitola che fa da sfondo alle accuse di strumentalizzazione. La lettera alla Commissione non affronta direttamente le vicende processuali, ma si inserisce in un contesto in cui le accuse di parzialità si mescolano alle polemiche sulle modalità di raccolta delle informazioni e sulle fonti utilizzate dal programma.

I sostenitori di Ranucci, pur non essendo citati direttamente nella missiva, vedono in questa offensiva europeista un tentativo di legittimare a posteriori un allontanamento che considerano dettato da ragioni politiche, mentre per FdI si tratta invece di un atto dovuto per tutelare l'immagine del Paese e il corretto funzionamento delle istituzioni, a tutela di possibili violazioni dell’European Media Freedom Act.

Il contesto normativo europeo e le possibili implicazioni

L'invocazione del regolamento europeo sulla libertà dei media, che rappresenta il primo strumento di questo tipo nel diritto dell'Unione, introduce un elemento di novità nel dibattito italiano. La normativa, infatti, pone l'accento sulla trasparenza della proprietà dei media e sulla protezione dei giornalisti da interferenze indebite, ma lascia ampio spazio all'interpretazione per quanto riguarda i contenuti editoriali, a meno che non si configurino violazioni sistemiche dei principi di pluralismo.

La scelta di Fratelli d’Italia di portare la questione a Bruxelles, quindi, non solo eleva il tono dello scontro, ma costringe la Commissione a prendere posizione su un tema delicato come l'indipendenza della Rai, in un momento storico in cui il governo italiano è spesso al centro delle attenzioni per le sue politiche sui media.

La risposta della vicepresidente Virkkunen, attesa nelle prossime settimane, potrebbe fornire un importante precedente su come i paletti europei vengano applicati ai casi nazionali, influenzando indirettamente le scelte dei vertici Rai e, di conseguenza, il futuro stesso del giornalismo d'inchiesta nel servizio pubblico.

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