: Allarme infezioni sessuali, la Simast avverte: "Riaffiorano patologie non convenzionali"

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Redazione Salute Redazione Salute   -   :

Le infezioni sessualmente trasmesse, un'emergenza di sanità pubblica che molti ritenevano confinata al passato, stanno conoscendo una pericolosa recrudescenza, la quale, come sottolineano gli esperti della Società interdisciplinare per lo studio delle malattie sessualmente trasmissibili (Simast), riflette non soltanto la piena ripresa dei contatti sociali dopo gli anni pandemici, ma anche alcune lacune, profonde e preoccupanti, nelle strategie di prevenzione e nei programmi di screening. Accanto al preoccupante aumento dei casi di sifilide, gonorrea e clamidia, che da soli basterebbero a destare allarme, si registra infatti la comparsa, o la ri-emersione, di patologie trasmesse per via sessuale definite non convenzionali, alcune delle quali, fino a poco tempo fa, considerate piuttosto rare in questo specifico contesto.

Un panorama epidemiologico in rapida evoluzione

Il ventaglio di queste minacce microbiologiche si è ampliato in maniera significativa, comprendendo, oltre al noto monkeypox, infezioni enteriche trasmesse per via oro-anale e forme cliniche atipiche che suscitano particolare attenzione tra i medici. È il caso della Neisseria meningitidis in sede urogenitale, un'infezione che dimostra la capacità di alcuni patogeni di adattarsi a nuove nicchie, e della tinea genitalis, spesso indicata con il termine comune di "tigna", un'infezione fungina che sta trovando una sua, inattesa, diffusione in ambito sessuale. Questi fenomeni, nel loro insieme, stanno ridefinendo i confini della medicina delle malattie infettive, imponendo un aggiornamento continuo degli protocolli diagnostici.

I dati locali come monito generale

A confermare la gravità della situazione giungono, del resto, dati precisi che travalicano le mere proiezioni nazionali. Nel corso del 2025, a Piacenza, il servizio sanitario ha diagnosticato nove nuove infezioni da Hiv, un numero che, seppur in netto calo rispetto alle ventidue dell'anno precedente, non induce affatto un senso di rassicurazione tra gli operatori del settore. Quello che più allarma, in queste cifre, è l'alta percentuale di diagnosi tardive: per quattro di quei pazienti, quasi la metà del totale, la scoperta del virus è avvenuta in uno stadio già avanzato, con una sindrome da immunodeficienza acquisita ormai conclamata. Un ritardo che compromette gravemente l'efficacia delle terapie e che rappresenta un fallimento per l'intero sistema di prevenzione. Parallelamente, sempre nello stesso territorio e nello stesso arco temporale, sono state accertate trentotto infezioni da sifilide, un dato che da solo illustra la portata della recrudescenza.

La questione irrisolta dell'educazione sessuale

In questo scenario, la discussione sull'educazione sessuale nelle scuole, da anni al centro di un dibattito spesso sterile, assume una rilevanza cruciale e un'urgenza innegabile. L'unico punto fermo, in un mare di incertezze e di rinvii, sembra essere il principio secondo cui, qualora essa venga finalmente impartita, dovrà esserlo esclusivamente da personale dotato di una competenza riconosciuta e specifica. In sua assenza, o peggio, con interventi approssimativi, il rimedio potrebbe rivelarsi peggiore del male, generando confusione invece che consapevolezza. È una lezione che molti Stati membri dell'Unione Europea, dalla Germania alla Francia, passando per Danimarca, Finlandia e Austria, hanno fatto propria da decenni, istituendo un insegnamento obbligatorio gestito da figure professionali qualificate, le quali, con il loro lavoro, contribuiscono a costruire una difesa solida contro la diffusione di queste malattie.

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