Colonnine di ricarica in Europa, il paradosso della crescita: infrastrutture in aumento ma auto ancora indietro
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Redazione Economia
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Il Vecchio Continente sta vivendo una trasformazione silenziosa, ma incessante, che riguarda il cuore pulsante della mobilità sostenibile. Mentre il dibattito pubblico si concentra spesso sulla scarsità di punti di ricarica per veicoli elettrici, i dati più recenti dipingono un quadro inaspettato e per certi versi paradossale.
Nell’Unione Europea, alla fine del 2025, il numero di colonnine pubbliche disponibili ha raggiunto una cifra che è cinque volte superiore a quella registrata nel 2020, un balzo in avanti che testimonia un impegno infrastrutturale senza precedenti, sebbene non esente da criticità e squilibri territoriali.
La rete cresce, l’Italia sorprende per potenza installata
L’espansione della rete di ricarica procede di pari passo, se non addirittura più velocemente, rispetto all’incremento del parco auto elettrico circolante. In questo contesto, l’Italia si distingue per aver centrato e ampiamente superato gli obiettivi fissati dalle istituzioni comunitarie. Il dato più eclatante riguarda la capacità di ricarica installata rispetto al numero di veicoli elettrici presenti sul territorio nazionale: il nostro Paese ha raggiunto un livello di conformità pari al 240%, superando di gran lunga il target previsto.
Anche se permangono ritardi sulla copertura territoriale per quanto riguarda la distanza tra i punti di ricarica veloce, il Belpaese dimostra di avere una marcia in più in termini di potenza disponibile. Nel complesso, l’Unione Europea nel suo insieme supera il requisito minimo di potenza installata del 180%, un segnale che la strategia delle istituzioni sta iniziando a dare i suoi frutti, specialmente se paragonata allo storico ritardo accusato in passato rispetto ad altri mercati come quello statunitense o cinese.
Il paradosso del settore: il mistero dei clienti assenti
Eppure, nonostante questo slancio infrastrutturale, il settore si trova ad affrontare un paradosso che rischia di minarne la sostenibilità economica. Le colonnine ci sono, ma mancano all’appello coloro che dovrebbero utilizzarle, ovvero i conducenti di auto elettriche. Questo è il grido d’allarme lanciato da Aurelien de Meaux, co-fondatore di Electra, uno dei principali operatori europei nel campo della ricarica rapida.
"Noi gestori siamo ancora nella Valle della morte", ha dichiarato de Meaux, descrivendo una fase critica in cui gli investimenti infrastrutturali non sono ancora supportati da un numero sufficiente di utenti che possano rendere redditizie le stazioni di ricarica. Un'affermazione che trova riscontro nelle analisi indipendenti, come quelle condotte da T&E (Transport & Environment), che confermano il divario esistente tra la crescita dell'infrastruttura e la diffusione effettiva dei veicoli.
La lezione impartita da Tesla con la sua rete Supercharger, ovvero creare prima l'ecosistema di connettori per poi pensare alla diffusione delle auto, sembra essere stata recepita dai regolatori europei, ma la transizione sta incontrando gli ostacoli della realtà quotidiana.
Vandali, rame e prezzi: le sfide quotidiane della ricarica
La crescita esponenziale delle colonnine, che ha portato il continente a quintuplicare la propria offerta in soli cinque anni, non è stata però esente da problemi pratici che ne minano l'efficienza. Oltre alla scarsa redditività per gli operatori, le infrastrutture devono fare i conti con fenomeni di vandalismo sempre più frequenti, con prese di corrente danneggiate e furti di rame che mettono fuori uso interi impianti.
Si aggiunge poi la questione della velocità di ricarica, ancora percepita come un deterrente per molti automobilisti, e il costo del pieno di elettroni, che in molti casi risulta equiparabile, se non superiore, a quello dei carburanti tradizionali, vanificando parzialmente il vantaggio economico del passaggio all’elettrico. Questi fattori contribuiscono a rallentare l'adozione di massa, creando un circolo vizioso per cui gli operatori faticano a raggiungere il punto di pareggio e gli utenti potenziali esitano a fare il grande passo.
La strada giusta (con mille guai) verso il futuro elettrico
Nonostante le difficoltà, la direzione intrapresa dall’Unione Europea è ormai tracciata e appare difficilmente reversibile. Il Vecchio Continente sta andando verso la strada giusta, sebbene costellata di mille problematiche sul groppone, che vanno dalla necessità di uniformare le prese di corrente alla creazione di un mercato unico dell'energia che permetta prezzi più competitivi.
La crescita esponenziale delle colonnine dimostra che l’impegno politico e industriale c’è, ma la scommessa vera sarà trasformare questa infrastruttura capillare in un servizio appetibile e redditizio, capace di attrarre finalmente quelle masse di automobilisti che ancora oggi guardano con diffidenza al motore elettrico. La partita, insomma, si gioca sulla capacità di trasformare la presenza fisica delle colonnine in un'abitudine quotidiana per i cittadini.




