Meloni rafforzata dai referendum, ma Pd e 5S rivendicano i 15 milioni di voti
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Quindici milioni di schede depositate nelle urne, pur senza raggiungere il quorum, rappresentano per il centrosinistra una base solida su cui costruire. Lo sostengono Elly Schlein e Giuseppe Conte, che chiedono «rispetto» per quei cittadini che, nonostante l’affluenza si sia fermata al 30,6%, hanno scelto di esprimersi sui referendum su lavoro e cittadinanza. Una posizione che ricalca quella del capogruppo dem al Senato Francesco Boccia, il quale aveva già indicato come quei numeri non fossero da sottovalutare.
Dall’altra parte, però, il centrodestra esulta. A Palazzo Chigi, dove la linea è dettata dal braccio destro di Giorgia Meloni, Giovanbattista Fazzolari, si legge l’esito come una sconfitta delle opposizioni. «Un’alternativa a noi non esiste», è il messaggio che circola tra i piani alti del governo. Una tesi rafforzata dalle parole del presidente del Senato Ignazio La Russa, secondo cui il «campo largo» sarebbe «definitivamente morto». Un giudizio che, se da un lato ha scatenato polemiche, dall’altro è stato accolto con sollievo dalla maggioranza, che vede nell’affluenza dimezzata un segnale di debolezza dello schieramento avversario.
Intanto, un’altra polemica scuote il mondo delle professioni. Elbano De Nuccio, presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, ha organizzato gli Stati generali della categoria senza includere relatrici donne. Dopo le critiche, ha esteso l’invito alla stessa Meloni, in un tentativo di arginare le proteste. Una mossa che, però, non ha placato le accuse di miopia istituzionale.




